Two Twisted Crowns: la degna conclusione della dilogia fantasy de Il Re Pastore

Bentornati in questi lidi cari cucchiaini 😀 ci ho messo un po’ per elaborare le sensazioni che mi ha lasciato “Two Twisted Crowns”, il capitolo conclusivo della dilogia Il Re Pastore iniziata con “One Dark Window“, ma infine eccomi qui a parlarvi del sorprendente equilibrio tra atmosfera, emozione e trama che è riuscita a regalare ancora una volta ai suoi lettori Rachel Gillig *-* Se amate i fantasy dal sistema magico interessante, con una storia d’amore che c’è ma non è predominante e dinamiche intriganti dovete leggere questa dilogia.

cover di Two twisted crowns -secondo volume della dilogia l Re Pastore- FANTASY per la recensione su Le Tazzine di YokoNel piattino abbiamo
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Two Twisted Crowns

(Two Twisted Crowns)
di Rachel Gillig
Edito da Giunti Editore (30 aprile 2025)
Pagine 492
€ 24,90 cartaceo flessibile – € 8,49 ebook
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TRAMA DELL’EDITORE

Nel capitolo conclusivo della dilogia, Elspeth deve affrontare il peso di ciò che ha fatto, mentre lei e Ravyn si imbarcano in una pericolosa missione per salvare il regno ormai in preda a un re tiranno e alla magia nera. Elspeth e Ravyn hanno raccolto la maggior parte delle dodici Carte della Provvidenza, ma l’ultima – e la più importante – resta da trovare: gli Ontani Gemelli. Per recuperarla prima del Solstizio e liberare il regno, dovranno attraversare l’oscura foresta avvolta dalla nebbia. L’unico che può guidarli è il mostro che abita la mente di Elspeth, l’Incubo, ma lui non sembra più disposto a collaborare…

5 TAZZINE MENO QUALCHE PICCOLISSIMA COSINA, adorato
tazzinaUPtazzinaUPtazzinaUPtazzinaUPtazzinaMEZZA+
“Two Twisted Crowns” aveva l’arduo compito di soddisfare aspettative davvero alte dopo “One Dark Window”, ma Rachel Gillig non ha avuto difficoltà a conquistarmi ancora una volta, entrando ufficialmente in quella cerchia ristretta di autrici a cui darò sempre priorità di lettura.

La lettura riprende esattamente dove ci aveva lasciati, senza pause, senza transizioni, come se la storia aspettasse solo di trasferirsi su nuova carta. Se nel primo libro avevamo conosciuto la voce narrante di Elspeth, qui la storia si apre a una narrazione multi POV che prende il sopravvento. Scelta obbligata, sì, ma anche ben orchestrata. Elspeth, per forza di cose, gioca un ruolo meno attivo nella trama, ma la sua presenza è tutt’altro che trascurabile, soprattutto grazie all’intenso legame con l’Incubo e le scoperte che attraverso di lui ci vengono rivelate.

Proprio lui, il nostro oscuro “Incubo dagli occhi gialli” ci accompagnerà col suo carisma e il suo sinistro ticchettio alla scoperta della tormentata storia millenaria di Blunder e del Re Pastore. È grazie alla sua connessione mentale con Elspeth che veniamo travolti da cinquecento anni di storia, dalla genesi delle Carte della Provvidenza fino a scoprire chi è davvero lo Spirito della Foresta. Una trama che si infittisce, affascinante, avvolta in quell’aura gotica e onirica che già avevamo amato nel primo volume. Il mistero continua a scorrere tra le pagine come nebbia sottile, accompagnato da un ritmo narrativo che non rallenta mai troppo, ma lascia spazio a sentimenti e dettagli.

Ho adorato Elm: il suo percorso è credibile, sincero, umano. Ma se c’è un personaggio che mi ha stupita sopra ogni aspettativa è stata la cugina di Elspeth, con la Carta della Fanciulla. La magia nascosta dietro una carta che sembrava così insignificante e le svolte che ne sono derivate… wow. Non mi aspettavo niente di tutto ciò che arrivato da entrambe e l’ho trovato un elemento fondamentale, usato benissimo da Rachel Gillig per ribaltare le dinamiche in gioco.

Non sono mancati villain all’altezza: crudeli, ambigui, inquietati. E anche Ravyn – che nel primo libro sembrava vestire i panni del classico paladino – qui perde l’invincibilità e mostra il suo lato più fragile, più umano. Tiene davvero a Elspeth, ed è disposto a tutto pur di salvarla, anche quando tutto sembra perduto.

Infine, un altro elemento che in “One Dark Window” era solo accennato e che qui prende decisamente forma è il trope found family. Più che un tema di sfondo, qui si trasforma in una vera e propria colonna portante emotiva del libro. I legami si intensificano, le relazioni si consolidano e il senso di appartenenza emerge con forza. È un “noi” che si costruisce tra le crepe della paura, tra tradimenti e sacrifici, ed è un elemento che ho apprezzato tantissimo.

Se non si fosse ancora capito ho adorato “Two Twisted Crowns”. Più di “One Dark Window”? No, ma ci è andato terribilemente vicino. È stato a mio parere un po’ troppo confusionario nella ricerca dello Spirito della Foresta, ma stiamo parlando di piccolezze. Chiude questa una storia con grazia e potenza, confermando la bravura dell’autrice nel creare un universo narrativo immersivo, un fantasy dalle atmosfere cupe, coinvolgenti.
Ho anche apprezzato tantissimo che l’autrice non abbiamo cercato in alcun modo di allungare il brodo. Ha chiuso bene il cerchio, senza forzare la storia per tirarne fuori un terzo libro.

Dilogia Il Re Pastore

  1. One Dark Window (One Dark Window)
  2. Two Twisted Crown (Two Twisted Crown)