La Rosa del Califfo: recensione dell’ultimo volume della duologia The Wrath and The Dawn

Buonasera cuplovers, oggi torno tra voi con una nuova recensione librosa.
Capita anche a voi che tra la lettura di un libro di una saga e un altro passi diverso tempo? A me succede spesso, sarà perché ho tantissimi libri nella mia wishlist, sarà perché compro pochi libri, sarà che ho una pila di non letti che non finirò mai… insomma, alla fine sono passati anni dalla mia lettura di “La moglie del Califfo” e oggi, finalmente, vi parlo del secondo volume. Le mie aspettative per “La rosa del Califfo” erano davvero altissime, visto che il primo mi era piaciuto tanto e devo dire che, purtroppo, sono state in parte deluse.

“La Rosa del Califfo” è un romanzo denso di avvenimenti e di sentimenti e sarebbero state necessarie molte più pagine per eviscerare per bene tutti gli elementi lasciati in sospeso nel primo volume. L’autrice ha preferito dare più spazio ai rapporti tra i personaggi, a qualche grande colpo di scena, piuttosto che sfruttare a pieno gli elementi fantasy inseriti in questo secondo romanzo. Una lettura che merita molto, ma che, con qualche piccolo accorgimento, avrebbe potuto aggiudicarsi appieno il massimo dei voti.

nel piattino abbiamo:

La Rosa del Califfo

(The Rose and the Dagger)
Renée Ahdieh
Edito da Newton Compton Editori (27 aprile 2017)
Pagine 382
€ 10,00 cartaceo – € 3,99 ebook
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TRAMA DELL’EDITORE
Shahrzad è stata la moglie del califfo del Khorasan. Era giunta nella sua dimora con lo scopo di vendicare la morte di altre fanciulle andate in sposa a lui. Poi il suo piano è saltato, Khalid non è infatti il mostro che tutti credono. È un uomo tormentato dai sensi di colpa, vittima di una potente maledizione. Ora che è tornata dalla sua famiglia, Shahrzad dovrebbe essere felice, ma quando scopre che Tariq, suo amore d’infanzia, è alla guida di un esercito e sta per muovere guerra al califfo, la ragazza capisce che deve intervenire se vuol salvare ciò che ama. Per tentare di evitare una sciagura, spezzare quella maledizione, ricongiungersi a un uomo di cui ora scopre di essersi innamorata, Shahrzad farà appello ai suoi poteri magici, a lungo rimasti sopiti dentro di lei…


Delizioso, quattro tazzine e mezzo

La Rosa del Califfo è una lettura ricca di azione e sentimenti, con qualche colpo di scena di tutto rispetto ma anche con diversi elementi poco sfruttati che mi hanno lasciato l’amaro in bocca perché sarebbe bastato così poco per far rientrare questa duologia tra le mie preferite di sempre.

Sharhrzad e Kahlid si ritrovano separati da miglia di deserto e, peggio ancora, Shazi si ritrova nel mezzo dei nemici del califfo, costretta a fingere di non amare suo marito per non essere imprigionata o peggio. Mentre Reza bin Latief, Tariq e gli altri preparano la ribellione contro il califfo, la nostra Sharhzad cerca di imparare a usare i propri poteri magici e va alla ricerca di un modo per spezzare la maledizione. Il personaggio di Shazi si riconferma una protagonista forte, determinata e profondamente innamorata, il suo amore per Khalid non vacilla mai ed è una cosa che me l’ha fatta davvero apprezzare, sia lei che Kahlid sono due ottimi protagonisti e rientrano di diritto tra le mie coppie preferite.

Khalid cerca con tutte le sue forze di ricostruire il proprio regno, devastato dalla tempesta magica scatenata da Jahandar. L’amore di Khalid per il suo popolo, il suo impegno a fare di tutto per rimediare ai propri errori me lo ha fatto apprezzare enormemente. Sia Khalid che Shahrazad sono disposti a tutto pur di spezzare la maledizione e salvare il regno. Proprio per questo, la ragazza si recherà nel deserto alla ricerca di risposte, trovandole nel giovane Artan, la cui famiglia scrisse il libro tanto tempo prima… Ed è proprio questa parte quella che mi ha convinto meno. Ho apprezzato davvero la storia del libro in sé e della famiglia di Artan, quello che non mi è piaciuto è il modo con cui viene spezzata la maledizione. Mi ero aspettata che, per spezzare una tale maledizione, sarebbe stata necessaria un’impresa epica, qualcosa di un pochino più … fantasy. Mi ero anche aspettata che spezzare la maledizione sarebbe stata la “mission” del romanzo, che ne avrebbe occupato quanto meno una buona metà invece il tutto si risolve in modo, a mio avviso, affrettato e un pochino deludente. Ho avuto la sensazione che l’autrice non sia riuscita a gestire al meglio tutti gli elementi a sua disposizione dando più spazio ad alcuni e troppo poco ad altri.
Sono rimasta sorpresa dalla rivelazione di quello che è, a mio avviso, il vero villain della storia. Non vi rivelerò la sua identità, ma posso dire che, in pochi capitoli, l’autrice è riuscita a farmi detestare questo personaggio: debole, ossessionato dal potere, capace di macchiarsi del peggiore dei tradimenti, egoista, solo alla fine dimostrerà di avere ancora un briciolo di umanità, ma davvero troppo tardi.

La rosa del califfo è un romanzo denso di avvenimenti, dove ogni personaggio ha il giusto spazio per venire esplorato e farsi amare o odiare dai lettori. La storia d’amore tra Khalid e Shahrzad è splendida e ho adorato entrambi, avrei voluto che il lato fantasy della storia fosse maggiormente esplorato ed approfondito ma, nel complesso, La rosa del califfo ha chiuso più che degnamente questa storia.

Per la prima volta Tariq comprese cosa vedeva Shahrzad quando guardava Khalid Ibn al-Rashid. Un ragazzo che amava una ragazza con tutto se stesso, più di qualsiasi altra cosa al mondo.”

serie The Wrath and the Dawn

  1. La moglie del califfo (The Wrath and the Dawn)
  2. La rosa del califfo (The Rose and the Dagger)

 

 

Rebel

ATTENZIONE, DA QUI SONO PRESENTI SUL FINALE spoiler

Se ho apprezzato che il romanzo esplorasse maggiormente i poteri di Shahrzad, la questione della maledizione non mi ha convinto molto. La storia del libro mi è piaciuta, ma che distruggerlo sia stato, tutto sommato, così semplice, no. D’accordo, è vero, il libro mette alla prova Khalid cercando di farlo sentire una nullità per impedirgli di distruggerlo, ma tutto questo dura quanto, due minuti? Mi ero aspettata che, per spezzare la maledizione, ci sarebbe voluta… della magia? Trovare un particolare oggetto magico? Una quest? O che Khalid avrebbe dovuto rinunciare a qualcosa… Insomma, mi aspettavo che sarebbe stato molto più difficile… Sono rimasta un pochino delusa da questo aspetto. Al contrario devo dire che sono rimasta davvero sorpresa dalla morte del povero Rahim. Non mi aspettavo che uno dei personaggi principali che, tutto sommato, non sono neanche tanti, sarebbe venuto a mancare.

Ho adorato la scelta dell’autrice di proporre un villain davvero inaspettato, non Reza bin Latief, che pure rimane privo di scrupoli ma Jahandar, il padre della protagonista. L’autrice descrive molto bene la sua progressiva discesa negli inferi. Jahandar è un uomo meschino, vuole essere stimato dagli altri ma non si rende conto che, per ottenere quello che vuole, è destinato a perdere tutto ciò che conta. In generale, devo dire che l’autrice dimostra di non apprezzare molto la figura paterna, non ce né una che sia positiva. Il padre di Khalid era un mostro, quello di Shahrzad è talmente ossessionato dal potere da non essere in grado di capire le persone che lo amano e il sultano della Patria sfrutta le sue figlie per il proprio tornaconto.

La rosa del califfo chiude tutte le questioni in sospeso dando ai lettori uno splendido finale che non vi lascerà insoddisfatti. Peccato per quei piccoli difetti che ho evidenziato, sarebbe bastato davvero poco perché questo romanzo rientrasse tra i miei preferiti.

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