The Knight and the Moth: fantasy gotico involucro di misteri e tristi destini
Ben ritrovati cucchiaini 🙂 ultimamente arrivo così stanca a casa che alla seconda pagina crollo irrimediabilmente, invece stranamente con le serietv tengo botta. Non so se è perché mi lobotomizzano, ma fatto sta che prossimamente vi beccherete i miei commenti a Off Campus e oggi la recensione di “The Knight and the Moth”, libro che lessi praticamente alla sua uscita, ma di cui non vi ho mai parlato perché… credo dovessi elaborare. Ora credo di essere pronta.
Nel piattino abbiamo


The Knight and the Moth
(The Knight and the Moth)
di Rachel Gillig
Edito da Giunti Editore (15 ottobre 2025)
Pagine 480
€ 24,90 cartaceo flessibile – € 11,99 ebook
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TRAMA DELL’EDITORE
Sybil Delling ha trascorso nove anni sognando di non avere sogni. Come le altre Divinatrici che vivono con lei nella Cattedrale, può prevedere cose terribili prima che accadano, e gente da ogni dove sfida le ventose brughiere del regno di Traum per farle visita e conoscere il futuro.
Proprio quando le Divinatrici sono vicine alla fine dei loro anni di servizio, un misterioso cavaliere bussa alla loro porta. Maleducato, eretico e diabolicamente affascinante, il cavaliere Rodric non ha rispetto per le visioni di Sybil. Ma quando le altre Divinatrici iniziano a scomparire una dopo l’altra, Sybil non ha altra scelta che chiedere il suo aiuto per trovarle…

4 TAZZINE E MEZZO, davvero una bella lettura
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La mie aspettative per questo titolo erano davvero alte, forse troppo. Ne venivo dalla lettura della dilogia fantasy del Re Pastore che mi aveva letteralmente rapita e guardavo a questo titolo come se non avessi dubbi che sarebbe entrato nei miei preferiti…. e purtroppo così non è stato. Non è che non mi sia piaciuto, anzi fino a poco più di metà l’ho adorato, poi si è innescato qualcosa che me l’ha fatto un po’ scendere, però rimane un libro che consiglio e di cui sicuramente leggerò il seguito. Ma andiamo con ordine…
“The Knight and the Moth”, la profetessa e il cavaliere, è un fantasy che porta con sé quella meravigliosa aura gotica e quell’atmosfera cupa a cui ci ha abituato la Gillig. Gli elementi originali certo non mancano, a partire dalla protagonista. Sybil Delling è una di 9 divinatrici della santa Cattedrale .Non ha un nome, lei è Sei, un numero, e sogna il futuro se immersa in una sorgente fino ad annegare. La dinamica se ci pensate è agghiacciante, queste poverine per anni annegano e ancora annegano per sognare e predire il futuro ai danarosi che possono permetterselo. Come dargli torto se contano i giorni che mancano a finire i loro 10 anni di onorato servizio alla Cattedrale. Qualcosa però non torna e via via che le bambine crescono le loro domande diventano sempre più concrete. Perché non si ricordano del loro passato? Perché non possono uscire dalla Cattedrale? Perché non si possono scoprire gli occhi, ma riescono a vedere attraverso la benda che non si possono mai togliere? Le domande vengono in ogni caso accantonate quando, a pochi giorni dalla fine del loro servizio, le ragazze iniziano a scomparire.
Non sapendo a chi altro rivolgersi Sei si vede costretta a chiedere aiuto a quel puerile cavaliere che soggiorna alla Cattedrale col re e questo la porterà a scoprire il regno di Traum, loschi misteri e tristi destini. Qualcosa di davvero davvero intrigante, che mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla metà del libro. Poi dal divorare le pagine ho rallentato, ero curiosa e desiderosa di tornare al romanzo, ma avete presente quando via via scema quella smania di continuare a leggere anche se è già passata l’ora di chiudere la luce? Implico questa cosa al metodo di narrazione della Gillig di “dover cercare dei pezzi”, per la serie del Re Pastore c’erano le carte, qui si tratta dei manufatti degli Omen, le divinità su cui si basa il credo locale. Se nella prima serie questa ricerca l’ho trovata ben articolata, in questa serie l’ho trovata un po’ ripetitiva. Certo, c’è la situazione diversa, la magia diversa, ma via via che c’era da cercare un nuovo oggetto il mio interesse è un po’ calato.
Per questo non rientra tra i miei preferiti, ma reputo “The Knight and the Moth” davvero una bella lettura, dove la forza è l’originalità degli elementi e la tangibilità dei protagonisti. Sei reputa Rory un uomo spregevole e indegno di essere chiamato cavaliere, Rory dal canto suo odia tutto ciò che lei rappresenta, eppure tra loro nasce rispetto, complicità, fiducia. L’autrice riesce nell’intento di far percepire lo strazio di Sybil per la scomparsa delle divinatrici e farlo permanere per tutto il racconto, e anche all’ultimo non riesci a toglierti dal palato quella sensazione agrodolce che senti.
Menzione d’onore per il gargoyle dalle ali da pipistrello, l’ho adorato.





