Addio a The Handmaid’s Tale: finalmente una serie tv che si conclude in modo soddisfacente

Buon pomeriggio cuplovers, oggi vi parlo dell’ultima stagione di The Handmaid’s Tale. Quest’anno sono finite diverse serie tv e, dopo i finali poco soddisfacenti di The Boys e Stranger Things, non mi aspettavo molto, anzi ero quasi rassegnata all’ennesimo finale che mi avrebbe deluso e, invece, The Handmaid’s Tale ha avuto un finale che mi ha sorpreso e, sebbene lasci delle cose in sospeso, è stato il migliore dei finali visti quest’anno.
Nel piattino abbiamo:


The Handmaid’s Tale
DISPONIBILE SU Netflix
STAGIONI 6 -conclusa-
BASATA SU l’omonimo romanzo di Margaret Atwood

Davvero un bel finale: QUASI 5 TAZZINE
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The Handmaid’s Tale è una delle poche serie, viste di recente, che ha avuto un finale soddisfacente sebbene, per forza di cose, lasci in sospeso alcune storyline. Il libro da cui è tratta la serie, ha un seguito intitolato The Testaments da cui, di recente, hanno tratto una nuova serie tv. Suppongo che il finale della serie coincida con quella del libro e quindi, chi vuole sapere il vero finale, o guarda la nuova serie o può recuperare il libro. Devo dire però che sono comunque soddisfatta dal finale di The Handmaid’s Tale e non so se guarderò The Testaments.
The Handmaid’s Tale si è conclusa senza fare rumore, senza una guerra senza esclusione di colpi, senza la totale disfatta di Gilead cosa che mi ha lasciata un po’ con l’amaro in bocca. Sebbene sia chiaro che la sconfitta di Gilead sia imminente, non c’è una resa. I personaggi compiono il loro arco, arrivano alla loro conclusione, chiudono il cerchio, alcuni in modo inaspettato, altri nell’unica maniera possibile. Mi ha infastidita la costante indecisione di Serena che, un momento, sembra pronta a iniziare una nuova vita, un altro sembra non poter resistere al richiamo di Gilead e del potere. Serena cade sempre, fastidiosamente, in piedi. Mentre June ha dovuto lottare per la propria liberazione, Serena non subisce mai le conseguenze delle proprie azioni e, incredibilmente, viene sempre salvata, che sia da June o da altri. Lawrence è il personaggio con l’arco narrativo migliore, a mio avviso. È stato uno dei creatori di Gilead, credeva fermamente di stare creando un luogo migliore e, alla fine, quando capisce di aver dato vita a un incubo, si sacrifica per mettervi fine. Nick, invece, è un personaggio più ambiguo, il grande amore di June, l’unico a poterla comprende davvero, anche lui però, a un certo punto, si rivelerà spietato, trasformato da Gilead, proprio come successo a June. Nick e June sono molto simili e confesso di aver sempre visto meglio loro due assieme che non June e il marito.
Che dire poi di June? Lei la lotta ce l’ha nel sangue, lo sappiamo e, anche se vuole una vita pacifica con la figlia, Nichole, sa, nel profondo, che non potrà mai averla finché esiste Gilead. Fino a quando la minaccia di Gilead non sarà annientata lei non potrà riavere la sua prima figlia, Hannah, ma non sarà forse troppo tardi, ormai? Una delle poche cose che mi ha lasciato l’amaro in bocca è stata proprio la mancanza di Hannah. June è stata separata dalla prima figlia nella primissima puntata della serie e, da allora, ha fatto di tutto per ritrovarla ma, a parte qualche incontro straziante, alla fine, le due non si sono più riviste. Mi chiedo, quindi, se June sarà presente nella serie sequel…
Gilead non cade ma viene ridimensionata, ha perso una battaglia, ma non la guerra, per ora. E gli altri paesi continuano a temerla a non sapere bene come comportarsi, mentre Gilead cerca sempre la loro approvazione, situazione davvero frustrante che mostra tutta l’ipocrisia di paesi che si dichiarano liberi ma che, sotto sotto, non disprezzano l’idea del potere assoluto.
The Handmaid’s Tale si chiude lì dove tutto è iniziato, chiudendo un cerchio, mostrandoci le ancelle, libere, e una casa, quella casa, distrutta e solo quella scritta sul muro rimasta a testimoniare quella forza, quel coraggio che hanno spinto June ad arrivare fino a qui. Un finale pieno di significato e perfetto. La liberazione è iniziata.
ATTENZIONE, DA QUI SONO PRESENTI SUL FINALE ![]()
Non mi aspettavo che Nick sarebbe morto assieme agli altri Comandanti… sebbene sia un personaggio un po’ ambiguo, pronto a tutto per il bene di June e sua figlia ma spietato, l’ho sempre preferito a Luke che è stato incapace di accettare la nuova June… e l’ha anche fatta sentire in colpa per questo. Quella scena, quando June lo vede salire sull’aereo e non può avvisarlo per non far saltare il piano è straziante. Lawrence, invece, ha completato splendidamente il suo percorso: è stato un dei creatori di Gilead, a causa sua, moltissime donne hanno sofferto. Dopo aver scoperto che gli altri Comandanti volevano toglierlo di mezzo, accetta di aiutare June a farli fuori. Una scelta presa non tanto per bontà d’animo, quanto per la propria sopravvivenza. Tuttavia, quando capisce che l’unico modo per eliminarli è rimanere su quell’aereo e saltare in aria con loro, sceglie di sacrificarsi. Di morire assieme a Gilead, assieme alla sua creazione.
Splendida la scena finale con June, con un cappotto verde, il colore delle mogli, del potere, che torna a casa Waterford, ora in macerie e ritrova quel muro, nella sua stanza e la scritta “nolite te bastardes carborundorum” quella che ha dato inizio a tutto…





