Harlequin passa alla traduzione dei libri con IA: è la fine dei traduttori?

Buona sera cuplovers, oggi torno sul blog per un post un po’ diverso dal solito, niente recensioni stavolta ma qualche news dal mondo dell’editoria.

Ecco i fatti: in Francia è scoppiata una contestazione che coinvolge Harlequin – storico marchio dedicato al romance, oggi parte di HarperCollins France – accusato da traduttori, traduttrici e associazioni di categoria di aver avviato un passaggio strutturale verso la traduzione automatica con post-editing umano.

Numerosi traduttori e traduttrici che collaboravano regolarmente con Harlequin avrebbero ricevuto la comunicazione della risoluzione dei loro contratti. In alcuni casi, la prosecuzione del rapporto sarebbe stata proposta solo a fronte di un cambio di ruolo: non più traduzione integrale dei testi, ma revisione e post-editing di traduzioni generate da sistemi di intelligenza artificiale.

Questa è la notizia nuda e cruda.

Una notizia mi lascia molto combattuta. Da un lato, lo sappiamo, si vendono sempre meno libri, ed è comprensibile che le case editrici vogliano diminuire i costi. Anche se, a mio avviso, il problema è che si pubblicano troppi libri, per quello che è il mercato. Senza contare che ormai si tende a privilegiare la quantità invece della qualità…

Dall’altro è evidente che una mossa come questa farà perdere il lavoro a molte persone che, da un giorno all’altro, si ritroveranno in difficoltà. Mi immagino un traduttore freelance che lavorava regolarmente con Harlequin che, all’improvviso, si ritrova senza un lavoro. Non proprio una bella situazione… Certo, un cambio di ruolo è meglio che perdere il lavoro, ma immagino che il passaggio dalla traduzione alla revisione abbia comportato una diminuzione dello stipendio e che non a tutti verrà offerta questa possibilità. Se, da un lato, capisco che la casa editrice abbia dei costi e che voglia risparmiare per continuare a vendere libri e dare lavoro agli altri dipendenti, mi spiace per la situazione, tutt’altro che rosea, in cui si ritrovano i traduttori.

Per decenni Harlequin ha rappresentato per molte traduttrici una fonte di lavoro sicura, senza contare che la chiusura simultanea di tante collaborazioni produce effetti simili a un licenziamento collettivo, ma avviene senza indennizzi, perché i traduttori sono lavoratori autonomi.

Dopo Harlequin anche altre case editrici potrebbero intraprendere questa strada… è dunque la fine per il lavoro del traduttore? Per lo meno nell’ambito della traduzione di libri? Sinceramente temo di sì, che il lavoro del traduttore, così com’era, andrà scomparendo; dunque, ne serviranno molti meno e chi sogna di fare il traduttore dovrà specializzarsi in qualcos’altro. Voi cosa ne pensate?

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