La Fanucci guarda al futuro del fantasy e della fantascienza

tazza+libro=felicita

…sfogo di una lettrice compulsiva

Buongiorno cuplovers,
ieri un’amica mi ha fatto cadere l’occhio su un post del blog della Fanucci (lo trovate QUI).
La casa editrice butta giù i propri bilanci del 2014 e guarda con occhio critico il futuro di un’editoria che sta vendendo sempre meno. Cala il cartaceo, sale l’ebook, ma questo non basta a risollevarne le sorti e alcuni editori non è un segreto che abbiano chiuso o stiano pensando di farlo.
La Fanucci in particolare interroga il lettore cercando un dialogo disperato nella speranza di poter risollevare le sorti del fantasy e della fantascienza, due generi letterari che vede in forte, fortissimo calo.

L’articolo mi tocca in modo diretto. Sono una lettrice dalla media di sessanta titoli letti l’anno, leggo un pò di tutto, come chiunque schifo alcuni generi e ne amo altri, ma prediligo particolarmente sia l’urban fantasy che il paranormal romance, comprendendo fantasy e fantascienza. Dunque guardo la mia libreria e mi interrogo: “il fantasy è morto? E la fantascienza?”. No credo di no. Credo che sia cambiato il lettore, che abbia una più ampia gamma di generi davanti a se tra cui scegliere di quanti non ne avesse una cinquantina di anni fa, che i titoli pubblicati all’anno siano aumentati e che si sia evoluto l’approccio alla lettura.
La figura del libraio di fiducia che ti consiglia il libro perchè ormai ti conosce si sta andando perdendo, come anche l’entrare in una grande libreria e guardare lo scaffale del proprio genere preferito alla ricerca di un titolo che possa ispirare. Ormai il mercato si fa sul web, sui social, sul passa parola a scuola o al lavoro. Non pretendo di dire che si entri in libreria perennemente a colpo sicuro, ma certamente si ha già in testa un paio di titoli, per cui il mio primissimo consiglio alle case editrici in generale è di spingere massicciamente nella promozione virtuale… e non perchè come blog penso di farne parte, ma unicamente perchè è un dato di fatto.
compro libri solo per aiutare l'economia del nostro paese - le tazzine di yoko
Altra cosa assolutamente fondamentale per un lettore è il fattore tempo. Viviamo in una società che sta diventando sempre più frenetica e che ci costringe a ottimizzare i sempre più pochi tempi liberi a disposizione. E su quest’ultimo punto il fantasy e la fantascienza si giocano una carta fondamentale: sono in larga parte saghe che inducono quindi a un “impegno” maggiore. Credo che tolti i grandi nomi, come Martin o Goodkind, il lettore medio provi un certo timore ad approcciarsi a una saga che si prospetta infinita, a meno che ogni libro non risulti autoconclusivo. Se già ho poco tempo e voglio leggere più autori non vado certo a barcamenarmi in una serie con più di cinque libri, giacchè l’editore non mi da neanche la garanzia che quando inizia a pubblicarla poi la finisca.
La Fanucci, e parlo di lei unicamente perchè l’articolo letto è suo, da questo punto di vista capeggia lunghe liste di serie interrotte e seppur si può da un certo lato capire la scelta editoriale (se il titolo non vende molto è ovvio che la casa editrice ci perde no?) il nervoso per chi comunque quei libri li ha comprati e apprezzati indubbiamente c’è… e tanto!
Se il rischio è dunque questo perchè non dedicarsi a saghe piccole? Tre, massimo cinque libri… e consigliando questo faccio notare che praticamente mi butto la zappa sui piedi da sola, amo per esempio la serie degli immortali della Cole che è obiettivamente chilometrica, ma se la prospettiva è di vedere la saga interrotta a mio parere meglio non iniziarla del tutto. Il lettore perde fiducia, nel marchio e nel concetto di “saga” in generale, lo bolla come qualcosa di fallimentare.
un libro e un mondo che aspetta solo di essere aperto - le tazzine di yoko
Io non faccio testo, non sono il “lettore da conquistare” perchè leggo e leggo, bisogna trascinare chi ha una media di 5/10 libri l’anno, ma se anche uno come me inizia a vacillare è la fine.
Vi porto un esempio: amo la Leggerediore, praticamente mi comprerei l’intero catalogo e già sono a buon punto. Ho preso un paio di anni fa i primi libri dedicati alle sorelle Drake della Fehaan (serie bellissima) e la pubblicazione è stata interrotta, l’anno dopo la serie Highlander di Karen Marie Moning ha fatto la stessa fine, così come la serie dedicata a Charley Davidson (grazie al cielo ora ripresa!!! G-R-A-Z-I-E-!) …poco tempo dopo è uscita un’altra serie che mi ispirava: The Arcana Chronicles di Kresley Cole. Sapete cosa ho fatto? Ho comprato il primo libro come atto di amore per l’autrice, ma non l’ho letto. Visti i precedenti questa volta la mia fiducia ha vacillato e ho deciso che l’avrei letto solo ed esclusivamente se fosse uscito il secondo, cosa che poi non è successa. Così ora prima di prendere il primo di una serie che reputo in “forse” aspetterò che sia uscito anche il secondo e se verrò delusa con la non uscita del terzo farò lo stesso a scalare… ma capite che se una come me inizia a pensarla così qualcosa forse non va. Bisogna dare il contentino a lettori come me (magari facendo uscire ogni due anni un libro delle serie interrotte anche solo in ebook) e conquistarsi l’altra fetta di persone che leggono poco, ma leggono.

Scusate il poema chilometrico ^^”” ci tenevo a dire la mia e chissà magari qualcuno la pensa come me?
Il punto è che spero che l’editoria in generale si risollevi e se posso dare un mio parere, un altro occhio critico alla stessa faccia della medaglia, ci tengo a darlo.

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5 Comments
  • Simona C.
    24 Dicembre, 2014

    Sono assolutamente d’accordo con te, ottimo articolo.
    Aggiungo un paio di riflessioni. Le saghe sono come le serie tv: quando ti appassioni, aspetti trepidante l’episodio successivo. Per questo la delusione è grande quando vengono interrotte, capita alle serie per via dell’audience e lo stesso per i libri se vendono poco.
    Un editore è un imprenditore e deve fare i conti con le vendite perché non sopravvive di sola passione. Questo spinge le case editrici a puntare su prodotti “a colpo sicuro”, autori famosi, libri che cavalcano la moda del momento (una volta tutti vampiri, poi tutti zombi, poi tutte storie d’amore tormentate). Per lo stesso motivo, non puntano su scrittori esordienti che non garantiscono successo di vendita, così, sempre più autori (me compresa) si danno al self-publishing, rischiando in proprio.
    Sono leggi di mercato che spesso penalizzano un genere a favore di un altro, almeno per un certo periodo, perché poi “le mode” cambiano di nuovo. È chiaro che il marketing fa molto e va adattato all’era digitale, puntando sul web, perché è la vetrina davanti alla quale passano tutti più volte al giorno.

    • tazzine e zollette - yoko
      yoko
      26 Dicembre, 2014

      già, mi ricordo che prima di Twilight c’era pochissimo urban, lo dovevo cercare con il lanternino e mille fatiche…poi il boom cosmico, usciva tanta di quella roba che non facevo in tempo ad addocchiare un titolo che ne usciva un’altro interessante, tutto insieme. è come se si volesse saturare un genere e aprire la strada per un altro ^^”” ma non credi sia voluto

  • Simo
    24 Dicembre, 2014

    Condivido. Non ho nulla da aggiungere, a parte la mia personale autrice interrotta. (?) ….sì, no…in realtà non lo so, anche se Strega mi ha già dato poche speranze! Ma aspetto ancora il quarto capitolo della saga “Cronache delle Giungle della Pioggia” di Robin Hobb e sapere che potrei non leggere mai la nuova trilogia su Fitz e il Matto mi rattrista non poco! u_u

  • pamela viotti
    25 Dicembre, 2014

    bellissimo articolo e concordo in pieno 🙂

  • Mala Spina
    26 Dicembre, 2014

    Bell’articolo, costruttivo e obiettivo. Faccio parte di quella fetta di lettori che non se la sente più di imbarcarsi in saghe incomplete e tagliate male. Ci sono le eccezioni ma sono davvero rare. Per chi come me riesce a leggere massimo un’ora al giorno, frammentata in 6-7 rate, il formato non può essere un tomo di 600 pagine o 10 libri prima di arrivare alla fine (se mai saranno pubblicati)