A language of dragons: recensione del libro di S.F. Williamson
Buon anno cuplovers 🙂 e ben tornati! Inauguro il 2026 parlandovi della mia ultima lettura: “A language of Dragons” di S.F. Williamson, libro che ho acquistato al Lucca Comics dopo aver scoperto che sarebbe stata presente l’autrice. Una bella lettura, ma da cui mi aspettavo di più.
Nel piattino abbiamo



A language of dragons 
(A language of dragons)
di S.F. Williamson
Edito da Il Castoro Off (11 novembre 2025)
Pagine 447
€ 25,00 cartaceo – € 16,99 ebook
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TRAMA DELL’EDITORE
Londra, 1923. I draghi sorvolano i cieli, mentre fra i quartieri di Terza Classe serpeggia la ribellione. Vivien però non è preoccupata. Lei appartiene alla Seconda Classe, studia le lingue dei draghi all’università, la attende un futuro brillante. Eppure, nel giro di un giorno, Viv avrà innescato la guerra civile, con la complicità di un possente drago criminale.

Una bella lettura, 4 TAZZINE TONDE TONDE
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Il perdono è un dolore riscattato.
A language of dragons è un libro che, per certi versi, mi è piaciuto molto, ma da cui mi aspettavo qualcosa di più e, quindi, ha un po’ deluso le mie aspettative. Bene, ma non benissimo, mi verrebbe da dire a chi mi chiedesse cosa ne penso.
S.F. Williamson ci porta nella Londra del 1923, la nostra Londra, se non fosse che qui esistono i draghi.
I draghi, un tempo, vivevano tra gli uomini ma ora, umani e draghi si stanno allontanando. Uno dei problemi del libro è proprio come vengono descritti i draghi, ovvero come creature da studiare, come animali che sanno parlare, sono intelligenti e pericolosi, ma privi di quel fascino che hanno nei libri di Tolkien o della Le Guin. I draghi di A language of dragons sono pericolosi, ma non mi hanno trasmesso quel fascino, quella saggezza, che mi aspetto da creature di questo genere.
La nostra storia è ambientata dopo una terribile guerra, in seguito alla quale è stato stipulato un accordo tra draghi e umani per riuscire a convivere, accordo che verrà infranto alla nostra protagonista: Vivien.
In tutto il Regno Unito vige il sistema di Classe per cui la popolazione è divisa tra Prima, Seconda e Terza classe, le prime due classi vivono in agiatezza mentre la Terza ospita i poveri, non hanno ospedali e molte altre strutture e, se è praticamente impossibile salire di classe, la minaccia del declassamento in Terza ha abitato gli incubi di Vivien (la protagonista) fin da bambina. Vivien è una ragazza intelligente e opportunista. È disposta a tutto pur di non essere retrocessa, anche perché un suo fallimento, non peserebbe solo su di lei, ma sull’intera famiglia. È un personaggio estremamente realistico, è cresciuta in una società dove bisogna sempre stare attenti, dove un solo passo falso può costare la retrocessione tanto che suo padre la picchiava, pur di farle ottenere risultati nello studio. Ma ecco che una sera, i suoi genitori e lo zio vengono arrestati con l’accusa di essere dei Ribelli. In un istante tutto quello che Vivien credeva di sapere si rivela falso e la disperazione la porta a compiere un gesto impensabile: stringere un patto con la dragonessa Chumana.
Quando Chumana distrugge il palazzo dove erano conservate le prove contro i genitori di Viv, il suo atto di terrorismo da inizio a una guerra e Vivien si ritroverà al centro di tutto: imprigionata insieme ad altri ragazzi dovrà aiutare il governo a tradurre la lingua segreta dei draghi se vuole sperare di rivedere la sorellina e di salvare se stessa e il cugino da una fine terribile.
Vivien è una protagonista interessante, è sveglia e intelligente ed è… normale. Non è un’eroina e il suo primo pensiero è quello di salvare la sorella. A un certo punto, mi è sembrato che tutti gli altri personaggi volessero farla passare per cattiva ma perché Vivien dovrebbe scegliere i draghi e non la sorellina? E non sono riuscita a capire perché nessuno dei cosiddetti “buoni” abbia mai fatto nulla di concreto per salvare la sorella di Viv.
La villain è spietata e, anche se ho trovato un po’ assurdo che facesse così affidamento su dei ragazzi, almeno sa quello che fa mentre i Ribelli mi sono sembrati capaci solo di pretendere che Viv sacrificasse se stessa e la sorellina, senza darle niente in cambio. Anche il love interest di Viv, Atlas, mi ha fatto cadere le braccia più volte… Capisco che lui possa decidere di sacrificarsi per una causa in cui crede ma non può pretendere che Viv sacrifichi Ursa. Povera bambina…
Atlas crede fermamente nella causa ribelle e nel sacrificarsi per essa, ama Viv ma non riesce ad accettare che lei tenga alla sua vita e a quella di Ursa più che alla causa dei Ribelli. Ed è una cosa che non sono proprio riuscita ad accettare. Mi sono cadute le braccia più di una volta leggendo le discussioni tra i due.
Oltre ai due protagonisti, Atlas e Viv, l’unico personaggio a spiccare un po’ è la dragonessa Chumana mentre gli altri, pur essendo interessanti, rimangono un po’ troppo sullo sfondo.
Il finale è aperto ma non eccessivamente. A language of dragons chiude un capitolo della storia di Viv e si apre a un altro. Ci sono alcune questioni lasciate in sospeso, quel tanto che basta da lasciare una certa curiosità di leggere il seguito ma, se doveste decidere di non proseguire la lettura, avreste comunque un finale soddisfacente. Un libro senza dubbio originale, che mi è piaciuto, ma che non ha saputo conquistarmi.
serie A Language of dragons
- A Language of Dragons (A Language of Dragons)
- A War of Wyverns -inedito in Italia-
ATTENZIONE, DA QUI SONO PRESENTI SUL FINALE ![]()
Devo ammettere che non mi aspettavo la morte di Atlas ma, da un certo punto di vista, è stato il finale perfetto per lui. Così ansioso di combattere per i ribelli, così… incapace di vedere tutte le sfumature di grigio che esistono, così desideroso di fare la cosa giusta… Di solito, quando muore un main character, mi dispiace sempre e sì, un po’ mi è spiaciuto per Atlas, ma meno di quanto mi sarei aspettata.
I genitori di Viv sono ancora vivi? L’arrivo dei Bulgari farà davvero scoppiare una guerra mondiale?





