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Intervista a Miriam Ciraolo, la special guest di marzo

    Buon pomeriggio cuplovers! Oggi per la nostra rubrica Una bevuta in compagnia ospitiamo Miriam Ciraolo autrice di “Beauty and the Cyborg” e nostra special guest di marzo!
    una bevuta in compagnia sul blog letterario de le tazzine di yoko - interviste

    Intervista a Miriam Ciraolo
    A CURA DI STREGA DEL CREPUSCOLO (Chiari)

    Benvenuta nel nostro salottino virtuale Miriam, accomodati, gradisci un caffè, un the o una cioccolata calda?
    Grazie a voi, tazzine. Cioccolata calda, grazie!

  • Parlami un po’ di te: chi è Miriam?
  • Sono una persona riservata e parecchio lunatica. A volte trasandata. Disordino il mondo esterno mentre ordino la mia arte, funziona così per me. Sono creativa e sognatrice ma molto sensibile. Sensibile, lo uso come aggettivo negativo perché è da questo che dipendono i miei sbalzi d’umore.

  • Com’è nata l’idea che ha portato alla stesura di Beauty and the Cyborg?
  • Nasce da tante idee. La prima è puramente scientifica: cosa accadrebbe se i poli magnetici della terra si invertissero? La seconda è nata dalla passione per i retelling e per la favola de “La Bella e la Bestia”. Tutto è venuto da sé: collegamenti, dettagli, personaggi. Le idee avevano tante cose in comune, facevano l’amore nella mia testa e da quell’amore oggi è nato un altro figlio d’inchiostro.

  • Il tuo romanzo è un retelling della celebre favola della Bella e la Bestia, come mai hai scelto proprio questa fiaba? Che significato ha per te?
  • Significa andare oltre le apparenze e che “essere principessa” non significa essere femminile. Esistono sentimenti e pensieri più delicati ed eleganti dell’estetica. La favola rispecchia questi temi, che a loro volta rispecchiano il mio modo di pensare. Inoltre da piccola andavo matta per il cartone animato Disney.

  • Scrivere un retelling significa partire da una storia molto famosa e il rischio di creare qualcosa di, o troppo simile all’originale, o troppo distante da esso, è grande. Tu come ti sei posta il problema quando stavi scrivendo Beauty and the Cyborg?
  • Mi sono semplicemente divertita. Volevo che i lettori non fossero bombardati dalla risonanza della storia originale ma che venissero stupiti dai punti in comune che avevo rielaborato. Non volevo che i dettagli fossero palesi ma che fosse il lettore a scoprirli mentre la trama principale andava avanti e così è stato. Ho disseminato tanti zuccherini lungo il sentiero e i lettori li hanno gustati.
    Volevo che l’elettricità fosse il nuovo “oro”, quello che effettivamente rende ricche le capitali e da lì ho pensato: gioielli elettrici? Banche con generatori? Vestiti a led? Sì, dai! Lo sfarzo è rappresentato dalla luce in ogni circostanza. Poi c’era l’elemento chiave degli elettrodomestici, di questi “oggetti che si muovono” e non ho potuto resistere: c’è un punto in comune con la favola originale. Continuiamo a scrivere!
    Funziona così per me: quando l’idea è forte, genera reazioni a catena. Poi le città prive di corrente, prive anche di leggere e di inventare, sono rese schiave anche dalla loro ignoranza. Bellatrice è un tipo curioso: com’è possibile che i cyborg gironzolino indisturbati dopo la Nuova Notte? Per questo si mette nei guai. Odia non sapere. Odia essere una schiava. Odia il buio spirituale della sua città.

  • Bellatrice è la protagonista assoluta del romanzo, parlami di lei, della sua famiglia, del suo carattere e dei suoi desideri.
  • Bellatrice desidera la libertà. Desidera che tutti usufruiscano della corrente come si usufruisce dell’aria. Vorrebbe che tutti avessero la possibilità di studiare e SPOILER: che i cyborg si tramutassero in esseri umani.
    La sua famiglia è molto paurosa, ovviamente. Lei è sempre stata un punto di riferimento per loro ma la sua testardaggine è anche motivo di preoccupazione. La ammirano ma la temono, come la corrente elettrica in fondo.

  • Alec e Aston sono fratelli ma sono molto diversi l’uno dall’altro. Parlami di loro e del loro rapporto.
  • Il loro rapporto è una ferita lasciata andare al tempo e i difetti di entrambi, soprattutto quelli di Aston, hanno fatto da barriera a un loro possibile riavvicinamento. Non sono mai arrivati a un vero e proprio confronto e questo ha complicato la situazione. Inoltre l’odio, come l’amore, viene alimentato dal tempo e in questo caso sono trascorsi anni.

  • Oltre ai protagonisti altri due personaggi spiccano sugli altri: Lum e Lulabelle. Cosa mi puoi dire di loro?
  • Lum è un personaggio solare, con la battuta sempre pronta, al contrario, Lulabelle è una musona, si lamenta sempre di tutto ma in realtà ha solo bisogno di tanto amore e lo dimostra in modo infantile a volte. Entrambi mi hanno sempre fatta divertire mentre scrivevo di loro. Sono due pianeti opposti ma non riescono a smettere di guardarsi. Nel secondo libro approfondirò di più il loro rapporto e le loro storie.

  • Il personaggio di Lum mi è piaciuto molto e, lo ammetto, avrei voluto scoprire più cose su di lui. C’è la possibilità che esca un nuovo spin-off dedicato proprio a lui?
  • Sì, non mi nego questa possibilità. Mi piacerebbe esplorare anche la sua testa.

  • Ti andrebbe di scegliere una citazione dal tuo romanzo per condividerla con i nostri lettori?
  • Questo è il tempo in cui dalle spine sbocceranno le rose e dalle nostre ferite fioriranno germogli.”

    Progetti futuri? Prevedi di scrivere un seguito di Beauty and the Cybrog?

    I miei progetti futuri sono Beauty and the Blade (il seguito di Beauty and the Cyborg, appunto) e una nuova storia di realismo fantastico che verrà anche illustrata, le creature immaginarie sono del tutto nuove e non vedo l’ora di parlarvene.

    La nostra intervista termina qui, se volete scoprire tutte le interviste che abbiamo fatto ad autori italiani e non… le trovate QUI.

3^ tappa del BLOGTOUR + GIVEAWAY di “Hyperversum Ultimate”: intervista all’autrice

    Amanti del fantasy YA storico +_+ da appena due giorni trovate in tutte le librerie “Hyperversum Ultimate”, il secondo romanzo della serie sequel di Hyperversum scritta dall’abile mano di Cecilia Radall.
    Oggi ospiamo la terza tappa del blogtour + giveaway a lui dedicato, dove potrete tentare la fortuna e accapparrarvi una copia cartacea di questo entusiasmante libro che vede il ritorno di Alex nel Medioevo, questa volta per restarci.

    nel piattino abbiamo: love story 01 - compulsivamente lettrice - 6 ciambella romance sul blog letterario de le tazzine di yoko / contemporaneo 01 - compulsivamente lettrice - 8 torta contemporanei sul blog letterario de le tazzine di yoko

    Hyperversum Ultimate

    Cecilia Randall
    Edito da Giunti Editore (29 marzo 2017)
    € 9,99 ebook – € 17,00 cartaceo
    amzn-amazon-stock-logolink diretto all’acquisto cartaceo
    link diretto all’acquisto ebook

    TRAMA DELL’EDITORE
    Phoenix, Arizona, futuro prossimo. Alex ha deciso: tornerà nel Medioevo per ritrovare Marc, che nel frattempo è diventato primo cavaliere di Luigi IX. Oltre a sfidare l’ira del padre, dovrà accettare il dolore del distacco dalla sua famiglia, ma nulla può farla rinunciare ai sentimenti che prova per Marc. Châtel-Argent, Francia nord-orientale, XIII secolo. Mentre al castello fervono i festeggiamenti per il matrimonio di Michel de Ponthieu, Marc e Alex si riconfermano l’un l’altra il proprio amore, ma Ian impone loro di attendere almeno sei mesi, per conoscersi meglio. Marc, durante i due anni di distacco, è maturato, ma la sua sicurezza sfiora a volte l’arroganza e Alex fatica a rispettare il ruolo della donna medievale. C’è chi però ha una sensibilità più affine alla sua, come il giovane Richard, e Alex ne è attratta più di quanto voglia confessare a se stessa. Alla loro vicenda personale si mescolano presto vicende politiche quando Luigi IX affida a Marc una missione insolita: a Dunkerque è stato ucciso un viaggiatore inglese e occorre investigare per trovare gli assassini…

    Vi attira? 🙂
    L’ho già letto *ihih* e posso anticiparvi che è davvero bellissimo, chi ha amato Hyperversum Next sono sicura che non ne rimarrà deluso. E’ rimasta la curiosità per ancora alcuni dettagli, ma visto che l’autrice non sembra propensa a scrivere la parola fine credo che non dovrò attendere troppo per le mie risposte. Ma eccovi di seguito tutta l’intervista all’autrice dove potrete leggere integralmente le sue risposte a riguardo 😉

    Intervista a Cecilia Randall A CURA DI YOKO

    Ciao Cecilia, benvenuta nel nostro piccolo salottino virtuale. E’ bellissimo averti con noi oggi, cosa ti posso offrire… un cappuccino? Ci sono anche dei deliziosi muffin ai mirtilli se vuoi.
    Sono felice di essere qui, grazie per avermi invitata. Prenderei un tè al limone, si può? E ai muffin non si può certo dire di no!

  • Dalla primissima uscita di Hyperversum ne è passata di acqua sotto i ponti e i tuoi fan non hanno fatto che aumentare. Come si è evoluta in questi anni la scrittrice che è in te? Sente ancora quel fremito e l’agitazione prima dell’uscita di un nuovo libro?
  • È davvero passato tanto tempo, faccio ancora fatica a crederci, eppure sono ormai undici anni. L’agitazione c’è sempre, per fortuna, perché è bellissimo quel misto di paura, meraviglia ed eccitazione che provo ogni volta che un mio libro compare per la prima volta sugli scaffali delle librerie. È un batticuore che spero di continuare ad avere per ogni libro che scriverò.
    Nel frattempo, sono comunque cambiata: l’esperienza di questi undici anni mi fa sentire più sicura in molti frangenti che in passato mi davano gli incubi. Credo che l’esperienza si percepisca anche nel modo in cui scrivo. Ho lavorato molto in questi anni per diventare più incisiva, grazie anche all’aiuto dei bravissimi editor con cui ho avuto la fortuna di collaborare. Mi sento più matura nel mio modo di scrivere, anche se ovviamente il giudizio finale spetta ai lettori.

  • Ti conosco come autrice metodica e riflessiva, la tua attenzione alla storia è evidente in ogni libro e forgia personaggi capaci di bucare le pagine, ma quanto lavoro c’è dietro a tutto questo? Quanto tempo dedichi alle tue ricerche?
  • La ricerca storica è un lavoro e un divertimento allo stesso tempo. Mi piace scoprire il passato, soprattutto nelle sfumature del quotidiano: usi e costumi, convenzioni sociali, l’abbigliamento, il cibo, l’architettura. Poi cerco di rendere tutte queste sfumature nelle mie pagine, seminando qua e là i dettagli che mi hanno colpita di più. In genere, faccio alcune letture preliminari per inquadrare bene lo spazio temporale e geografico della trama, poi la ricerca storica dura per tutto il tempo della stesura del romanzo, quindi più o meno sei mesi ogni volta, e spesso prosegue anche in fase di editing.

  • Ho accolto il ritorno di Hyperversum con gioia ed entusiasmo. Ti confesso che non credevo avresti più scritto un libro di questa saga, come si è riaccesa la scintilla?
  • In realtà la scintilla non si era mai spenta, ma dopo la prima trilogia avevo bisogno di cambiare tempo e luogo per un po’. Inoltre, i miei protagonisti Ian e Daniel avevano ormai esaurito quello che potevano fare e dire, quindi era ora di passare oltre. Per me c’è un limite alle avventure che i miei personaggi possono vivere, oltre il quale rischiano di diventare ripetitivi. Il ritorno a Hyperversum è avvenuto solo perché ho cambiato personaggi e questa nuova generazione di protagonisti mi offriva tante possibilità eccitanti.

  • Questa seconda serie sequel ha un carattere diverso dalla prima trilogia, l’ho trovata più leggera, anche se ugualmente coinvolgente. Gli hai volutamente dato un’impronta differente?
  • Sì. Volevo tentare da parecchio tempo un romanzo Young Adult e con Hyperversum Next mi sono inoltrata appunto in quella direzione. È stata una boccata d’aria fresca dopo sei romanzi dai toni più adulti e – a volte – cupi.

  • Ho letto che con Hyperversum Ultimate intendi dare un ultimo addio alla saga, è davvero così? Devo preparare i fazzoletti?
  • Ho letto anch’io questa cosa in rete e vorrei tanto sapere chi l’ha detta. Io no di certo! Per il momento, Hyperversum Ultimate è solo un secondo capitolo, poi vedremo cosa porterà il futuro.

  • Alcuni lettori sono restii a iniziare la serie perché spaventati dalle troppe pagine dei primi tre libri, coglieresti loro di iniziare con questi due ultimi sequel prima di lanciarsi nella trilogia? Così, come un assaggio prima del piatto forte?
  • Sì, possono senz’altro iniziare dai sequel, purché siano consapevoli che, come dicevamo, Hyperversum Next e Hyperversum Ultimate sono romanzi Young Adult e quindi con personaggi adolescenti e atmosfera più leggera rispetto alla prima trilogia che è senz’altro più adulta.

  • Qual è il tuo personaggio preferito di Hyperversum? Dell’intera saga dico, sequel e non sequel.
  • È un po’ come chiedere a una mamma quale sia il preferito tra i suoi figli. Come si fa a scegliere? Comunque, se proprio devo fare dei nomi, metto senz’altro al primo posto i miei due Falchi, il grande e il piccolo, cioè Ian e suo figlio Marc. Ma subito secondo in classifica (o forse primo a pari merito?) viene il Leone inglese, Geoffrey Martewall.

  • Da autrice che ha riscontrato grande successo con le sue opere che consiglio daresti a tutti coloro che vorrebbero intraprendere la tua strada?
  • Di scrivere con il cuore, perché le storie scritte senza passione si percepiscono a pelle, ma di non stancarsi mai di rileggere e correggere il testo usando la ragione. Revisionatelo anche cento volte prima di sottoporlo a un editore. Ho sentito dire troppe volte: “potrei lavorarci ancora un po’ su, ma per ora va bene così”. Ecco, no, non va bene così. Il testo che sottoponete a un editore deve rispecchiare il meglio delle vostre capacità di quel momento.
    Poi armatevi di santa pazienza e di testardaggine. Non è detto che il vostro primo romanzo debba per forza essere “quello buono”. Magari sì, ma magari sarà il secondo o il terzo o il decimo.

  • Che rapporto hai con gli ebook? Li prediligi al cartaceo?
  • All’inizio ero molto diffidente nei confronti degli ebook. Ero convinta che non mi sarebbero mai piaciuti, ma mi è bastato provare un lettore ebook per cambiare idea. Hanno tantissimi vantaggi: non ingombrano e non pesano, puoi comprarli anche a mezzanotte quando sei in pigiama e vuoi leggere il seguito del libro che hai appena finito, hai i vocabolari integrati quando leggi in lingua straniera, puoi leggerli al buio senza svegliare il marito e il pupo che dormono e adattare la luminosità della pagina e la grandezza dei caratteri alle tue esigenze. Se devo trovare uno svantaggio, ecco, quello che mi manca davvero in un ebook è la bellezza della copertina a colori.
    Comunque in casa nostra convivono serenamente ebook e libri cartacei. Il cartaceo è per i libri a cui tengo in modo particolare, per i saggi storici e i libri di studio, per i libri da assaporare nei momenti di relax sul divano e naturalmente per i libri illustrati. L’ebook è per tutto il resto.

  • Ultima domanda, ma non per questo la meno importante, quali sono i tuoi progetti per il futuro? Dopo Francia e Italia dove ci porterai con i tuoi prossimi libri?
  • Ho almeno tre progetti per le mani, ma ancora non so quali e quanti si concretizzeranno, quindi per adesso non posso dire molto. Nei miei sogni ci sono come minimo un romanzo di fantascienza, un ritorno al Rinascimento, un urban fantasy, l’onnipresente Medioevo e un libro per ragazzi, ma davvero non ho idea di dove mi porterà il futuro.

    Tutti progetti interessantissimi, non vedo l’ora di tornare a viaggiare tra le pagine dei tuoi libri. Grazie di essere stata con noi e in bocca al lupo per tutto!
    Crepi il lupo. E grazie a voi per avermi ospitata!

    Prova a vincere una copia cartacea di Hyperversum Ultimate

    Le regole sono semplicissime: compila il form sottostante piacizzando la pagina facebook di Cecilia Randall e dell’editore e lascia un commento anche solo a una singola tappa di questo blogtour.

    Se lascerai un commento a tutte le tappe e dichiarerai di essere lettore fisso dei blog partecipanti riceverai dei punti extra!

    a Rafflecopter giveaway

    Appuntamento a lunedì con la recensione di “Hyperversum Ultimate” 😉

    Qui di seguito trovi tutte le tappe del blogtour dedicato a questo fantastico libro:
    29 marzo | Sognando leggendo
    DA HYPERVERSUM A HYPERVERSUM ULTIMATE
    30 marzo | L’angolo di Aredhel
    HYPERVERSUM NEXT E ULTIMATE, UN NUOVO INIZIO?
    31 marzo | Le Tazzine di Yoko
    INTERVISTA ALL’AUTRICE
    1 aprile | Bookspedia
    DREAMCAST
    2 aprile | La tana di una booklover
    QUANTO NE SAI DI HYPERVERSUM?
    3 aprile | tutti i blog delle precedenti tappe
    RECENSIONE

Intervista a Stefania Siano, la nostra special guest del mese di febbraio

    Buonsera cuplovers! Oggi per la nostra rubrica “una bevuta in compagnia” abbiamo il piacere di ospitare Stefania Siano la nostra special guest del mese di febbraio, di cui ho letto con piacere il romanzo “Dov’è Alice?” (trovate la mia recensione QUI).
    una bevuta in compagnia sul blog letterario de le tazzine di yoko - interviste

    Intervista a Stefania Siano
    A CURA DI STREGA DEL CREPUSCOLO (Chiari)

  • Benvenuta nel nostro salottino virtuale. Parlaci di te: chi è Stefania?
  • Sono una semplice ragazza che ama leggere e che ha vissuto in un mondo tutto suo fin da piccola. Un giorno ho deciso di portare i miei personaggi e le storie surreali su carta ed è iniziato tutto come una semplice valvola di sfogo, poi ho capito che non potevo fare a meno di scrivere, scoprendo il mio piccolo angolino di pace.

  • Com’è nata l’idea delle Alici?
  • Nel 2011 ho vinto un concorso letterario con il racconto il “Dott. A-Z”. Questo personaggio è nato all’improvviso, l’ho adorato fin da subito e volevo dargli più campo d’azione. Da questo è nato Alice, ma il Dottor A-Z è una figura che inserisco sempre nei miei scritti, a volte ha un ruolo importante, altre volte è solo una comparsa. È come se fosse il mio porta fortuna, con lui ho pubblicato la prima volta e insieme continuiamo questo percorso.

  • Il mondo magico dove sono ambientate le vicende è davvero originale e interessante. Qual è il luogo che preferisci?
    Sicuramente Paese Sogni d’Oro. Il luogo in cui si svolge la vita sociale dei cittadini di Città dei Sogni, un posto stravagante e bizzarro, dai mille colori e sfumature.

  • Parlami di Arianna e di sua sorella Alice e del legame che c’è tra loro. Ti sei ispirata al legame tra te e tua sorella per descrivere il loro rapporto?
  • Io e mia sorella abbiamo un legame molto profondo e ammetto che è stato fonte di ispirazione per le vicende di Arianna e di Alice, soprattutto per i ricordi dell’infanzia. Credo che il legame tra sorelle sia il rapporto più forte che esista, proprio perché si cresce insieme, si ride, si piange, si affrontano le difficoltà fin da piccoli… ed è questo il filo che unisce Arianna e Alice.

  • Un ruolo molto importante nel romanzo è dato ai ricordi e ad un diario speciale che aiuterà la protagonista. Come mai, in quest’epoca così tecnologica, hai scelto un diario segreto come mezzo per custodire i ricordi di Arianna?
  • Semplicemente perché ho immaginato Arianna nel “mio” passato e quando ero ragazzina si usavano ancora i diari segreti, in più non sono una grande amante della tecnologia anche se oggi è indispensabile.

  • Nel tuo romanzo i genitori preferiscono acquistare un’alice che faccia compagnia ai figli piuttosto che aiutarli a socializzare. Mi è sembrato un modo semplice e rapido per i genitori per risolvere i problemi dei figli, invece di parlarne con loro e trovare una soluzione “tradizionale”. Pensi che, al giorno d’oggi, invece di risolvere i problemi i genitori preferiscano affidarsi alla tecnologia?
  • Assolutamente sì. Inevitabilmente mi trovo a fare dei confronti con la mia infanzia e quella dei bambini che vedo oggi e spesso gli adulti risolvono tutto con giochi tecnologici.

  • Cosa mi puoi dire del Signor Bianconiglio?
  • Assume un po’ il ruolo di guida e di “grillo parlante” in questa storia. È quella parte della nostra infanzia che non ci abbandona mai.

  • Il tuo romanzo ha una cover davvero molto bella e, all’interno dell’ebook, ho trovato un altro disegno, hai mai pensato di realizzarne una versione illustrata?
    Sì, ammetto che è un progetto che ho in mente con mia sorella e che vorremo sviluppare un giorno.

  • Potresti scegliere una citazione dal tuo romanzo da condividere con i nostri lettori?
  • Un piccolo dialogo tra Arianna e il Signor Bianconiglio.

    «Avevi bisogno di tempo, dovevi trovare tu la strada dei ricordi, io ti ho dato solo gli strumenti adatti.»
    Mi metto in ginocchio sul letto e chiudo il diario.
    «Perché mi stai parlando allora?»
    «Il Dottor Z ha capito che stai ricordando e non abbiamo più tempo.»
    «Più tempo per cosa?»
    «Arianna dobbiamo tornare indietro, dove tutto ha avuto inizio.»

  • Attualmente stai lavorando al progetto legato ad “Aki il bakeneko” una piccola saga composta da diversi racconti, ti va di parlarmene? Come mai hai scelto proprio un bakeneko come protagonista?
  • Aki è un Bakeneko, ovvero un demone gatto della cultura giapponese che per un imprevisto si trova a vivere tra gli esseri umani assumendo le sembianze di un ragazzo di nome Hiroshi. Questa saga ricorda molto l’atmosfera leggera e divertente degli anime e dei manga, anche se il primo volume affronta l’importante concetto della diversità.
    Sono dei piccoli racconti illustrati da Paola Siano, al momento sto lavorando al secondo e spero di autopubblicarlo per la fine dell’anno, anche perché nel 2018 sarò impegnata con l’uscita di un romanzo fantasy con la Plesio Editore.
    Perché ho scelto un Bakeneko? Perché amo i gatti ed è una figura demoniaca molto misteriosa nell’ambito delle leggende giapponesi. Aki ha il tipico carattere di un gatto: è diffidente, scontroso, ama il buon cibo ed è il padrone di se stesso, peccato che la sua vita verrà stravolta da Yoko, una ragazzina per metà italiana e per metà giapponese e da Amaya, una demone gatto, eternamente innamorata del povero Aki.

    Grazie per essere stata nostra ospite.

Incontro alla Corbaccio con Charlotte Link

      Buon giorno cuplovers! Qualche giorno fa, insieme a tante altre blogger, sono andata

alla sede della Corbaccio a Milano in occasione dell’incontro con l’autrice Charlotte Link

      .

Entrare in una casa editrice è stata una grande emozione e… era pieno di libri! Penso di aver guardato con aria vogliosa e stupefatta tutti quei bei romanzi. Chi non l’avrebbe fatto?
L’autrice è stata gentilissima e disponibile, mi ha fatto una bellissima impressione.
Qui sotto cercherò di riportarvi, il più fedelmente possibile, le domande che io e le altre blogger le abbiamo fatto.

    • Da cosa è influenzata la sua ispirazione?

La prima ispirazione deriva da qualcosa di normale e quotidiano, un episodio che porta a creare una storia che, alla fine, non ha nulla che fare con la persona che l’ha ispirata.

    • Quanto scrive, in genere, al giorno?

Di solito comincio a scrivere dalle 8 fino alle 16, il resto del tempo lo impiego facendo ricerche.

    • Si ispira a qualcuno che conosce per i suoi personaggi?

Non creo mai personaggi che siano copie di persone vere, le persone che conosco mi forniscono l’ispirazione.

    • Immedesimarsi nei personaggi di cui si scrive può essere un rischio?

Non mi immedesimo troppo nei personaggi, da un lato mi devo immergere nelle loro sensazioni ma, dall’altro, devo rimanere neutrale.

    • Ha sempre in mente un evoluzione ben precisa per i suoi personaggi oppure cambia idea in corso di stesura del romanzo?

Non ho un piano preciso per i personaggi ma vago. Un personaggio può partire in un modo e poi cambiare. Di Simon, ad esempio, sapevo che era debole ma non sapevo che evoluzione avrebbe avuto. L’evoluzione di Natalie, invece, era chiara fin dall’inizio.

    • Di quale personaggio è stato più facile scrivere?

Natalie è il personaggio di cui è stato più facile scrivere e quello con cui mi sono identificata di più.

    • Quando la scelta sbagliata diventa una colpa?

Questo è un tema importante del romanzo, a volte si ha poco tempo per decidere. Simon, ad esempio, ha poco tempo per scegliere. Fai una scelta e poi devi combattere con i sensi di colpa.

    • Non aveva paura che Natalie non piacesse ai lettori?

Alcuni lettori possono avere difficoltà a identificarsi con Natalie anche se il suo personaggio ha un’ evoluzione in positivo.

    • C’è un personaggio a cui avrebbe voluto dare un finale migliore?

So che molti penseranno a Ivana, la sua è una figura tragica, salva molte persone ma sua figlia non fa ritorno, è un finale triste ma ho difficoltà con gli happy end. Si tratta di un finale realistico, ho fatto molte ricerche e tante persone che scompaiono non vengono più ritrovate.

    • Per scrivere questo romanzo ha preso spunto da un caso di cronaca?

Non sono i fatti di cronaca o i giornali a darmi spunto. Quando sono stata a Sofia mi hanno raccontato di una ragazza che è sparita e di cui non si è più saputo nulla. Un mio amico regista teatrale mi ha fornito diverse informazioni e mi sono resa conto che quando una persona scompare, molto spesso, succede perché questa persona desidera sparire.

    • In uno dei suoi romanzi ha riportato i recenti attentati in Francia, si tratta di un modo per esorcizzarli?

Ho una seconda residenza nel sud della Francia ed ero lì al momento di tutti gli attentati, ho vissuto l’atmosfera di tensione che si è creata e non ho potuto non parlarne.

    • Per quale motivo, negli ultimi anni, ha deciso di dedicarsi maggiormente agli psico-thriller?

Lo psico-thriller caratterizza gli ultimi vent’anni della mia produzione. Nei miei romanzi il crimine rappresenta una situazione anormale che modifica gli equilibri nella vita dei personaggi. Scrivendo del personaggio traumatizzato si arriva al cuore di quel personaggio.

    • C’è uno dei suoi romanzi a cui è più legata?

Il mio libro migliore è sempre l’ultimo che ho scritto perchè vi sono ancora legata ma se ne dovessi scegliere solo uno direi la Casa delle Sorelle, il mio primo bestseller, il libro con cui ho realizzato di aver raggiunto il successo.

    • Ad ogni libro ci si aspetta da lei un nuovo bestseller, questo la fa sentire sotto pressione?

In una certa maniera il successo crea pressione e ci sono sempre tante aspettative per prossimo libro. Tutte le volte che sulle fascette di un mio romanzo vedo scritto “l’ultimo bestseller di” non posso fare a meno di pensare che ci sia una certa aspettativa.

    • Ha mai pensato di fare altro?

Non ho mai pensato di fare la scrittrice. Tanto che, dopo aver pubblicato i primi libri, mi sono comunque iscritta all’università.

    • Quali sono i libri sul suo comodino?

Leggo tantissimi gialli.

    • Nel corso della sua carriera le hanno mai dato un consiglio veramente utile?

No. Mi fido delle mie sensazioni. Tanta gente mi diceva cosa fare ma non li ho mai ascoltati.

    • E lei che consiglio darebbe a chi vuole diventare uno scrittore?

Se un giovane cerca un editore prima deve avere un agente. Scrivere in maniera autentica (quello che l’autore sente davvero) e non quello che è popolare.

    • Nei suoi romanzi descrive una società improntata sulla disuguaglianza, dove sono spesso le donne a essere vittime, cosa ne pensa?

Anche gli uomini non hanno da sentirsi sicuri. Le donne, infatti, sono sia vittime che autrici delle violenze. Il 60% delle persone impiegate nella tratta delle ragazze, sono donne.

    • Non pensa che alcuni suoi personaggi si comportino in modo eccessivamente ingenuo in quest’epoca moderna?

Sono stata a Sofia, in Russia, è difficile per noi immaginare come si vive in questi posti. Fuori dalle città c’è una povertà assoluta, non si ha un futuro e, quindi, si è disposti a correre grandi rischi a volte si ha fortuna, altre no.

    • Se dovesse tornare indietro cambierebbe qualcosa della sua carriera?

Non cambierei niente perchè tutte le scelte che ho fatto sono state, a loro modo, importanti, ma cambierei alcune delle persone che ho conosciuto.

    • Chi è il suo primo lettore?

I primi a ricevere il libro sono mio marito e la mia editrice. Mio marito in prima battuta mi dice tutto quello che non gli è piaciuto la mia editrice fa il contrario. La cosa più importante per me è sapere quando un personaggio non si comporta in maniera logica e, quando succede, devo rimetterci le mani.

    • Lo ha fatto anche per questo libro? (La Scelta Decisiva)

La mia editrice pensava che ci fosse qualcosa da cambiare. Simon e Natalie sono troppo inattivi anche se qualcuno da loro la caccia solo alla fine c’è una svolta. Alla fine, tuttavia, anche l’editrice si è convinta, anche perchè, in fin dei conti, è il mio libro.

    • Anche sua madre è una scrittrice: l’ha aiutata?

Mia madre ha sempre letto i miei romanzi solo una volta pubblicati, non ama i thriller e, quindi, non ha mai potuto darmi dei consigli.

    • Quando trova l’idea per un nuovo romanzo si confronta con qualcuno oppure inizia subito a scrivere?

Quando trovo una nuova idea la penso e la ripenso, la prima persona con cui parlo è la mia editrice e, spesso, parlando con lei ne ricavo nuove idee.

    • Cosa succede se all’editrice non piace l’idea?

Non è mai successo ma sono sicura che la mia editrice non sarebbe così diretta.

    • Ci sono dei festival della letteratura in Germania dove gli scrittori si scambiano opinioni?

Ci sono dei festival ma non è previsto che ci siano più autori.

    • Quali giallisti apprezza?

Leggo autori inglesi, americani e scandinavi.

    • C’è un personaggio di La Scelta Decisiva a cui è più affezionata?

Simon perchè è un uomo morbido. (Modo di dire non traducibile) Simon è una persona debole, non rappresenta l’uomo come dovrebbe essere, nella sua vita gli vanno tutte storte, si lascia sfruttare. Ho voluto immaginare un evento drammatico che mettesse in moto la sua vita.

    • C’è un personaggio di cui ha trovato difficile scrivere? O che proprio non ha sopportato?

“Non sopportare” non proprio ma ho avuto difficoltà con Natalie. Trovo più interessante capire quali personaggi non sono piaciuti ai lettori.

    • Che rapporto ha con i social?

Non ho una mia homepage e non sono su facebook perché so che non avrei tempo di mantenere i contatti.

    • Pensa che un contatto diretto con i lettori con le loro continua richieste possa essere negativo?

Il problema è che un continuo contatto con i lettori e tutti questi commenti possono essere fuorvianti, le aspettative dei lettori rischiano di influire sull’autore e mi sembrano pericolosi. il rischio e di non sapere più come muoversi.

    • Senza i social come resta in contatto con i suoi lettori?

Lettere, e-mail, una grande quantità di posta e le letture pubbliche.

    • Quale dei suoi romanzi ha avuto più difficoltà a terminare?

Proprio “La Scelta Decisiva” ha una trama complicata e stratificata con tanti fili diversi e le parti ambientate nell’Europa dell’Est hanno richiesto molte ricerche.

    • Quando scrive un romanzo deve rispettare dei tempi prestabiliti o no?

Oggi le case editrici annunciano un libro quando non è ancora finito. I contratti hanno tempi dilatati ma c’è una data di consegna precisa. Se l’autore ha un blocco deve avvertire subito la casa editrice che può tempestivamente provvedere a posticipare la data di uscita.

    • Ha un romanzo nel cassetto che non è mai riuscita a finire?

No, non ci sono libri che ho abbandonato ma ce ne sono due che avevo iniziato e che ho terminato solo dopo diverso tempo.

    • In quanti paesi sono stati tradotti i suoi romanzi?

In circa trenta paesi. In alcuni di essi (Italia – Francia – Polonia) hanno molto successo.

Questo brevissimo reportage si conclude qui, ringrazio la casa editrice Corbaccio per l’opportunità e tutte le blogger presenti per l’ottima compagnia. A breve la recensione del romanzo 😉

Intervista a Valentina Ferraro, la nostra special guest di Gennaio

    Buon giorno cuplovers! Oggi abbiamo il piacere di ospitare Valentina Ferraro autrice di Scegli Me primo romanzo della serie Matching Scars. L’autrice è stata la nostra special guest per il mese di gennaio 😉 presto saprete chi è che ha vinto una copia del suo romanzo che ha messo gentilmente in palio …e vi sveleremo chi sarà lo special guest di febbraio!
    una bevuta in compagnia sul blog letterario de le tazzine di yoko - interviste
    Intervista a Valentina Ferraro
    A CURA DI STREGA DEL CREPUSCOLO (Chiari)

    Benvenuta nel nostro salottino virtuale Valentina, parlaci di te: chi è Valentina?
    Ciao a tutti e grazie per questa bellissima occasione. Chi sono… vediamo… sono una donna di trentacinque anni, sposata, con una carriera nell’ambito legale, con una passione smisurata per la lettura e la scrittura che un giorno ha deciso di mettersi in gioco e tentare il tutto per tutto, perché sono fermamente convinta che, nella vita, se non ci provi non saprai mai fino a dove puoi arrivare. Sono determinata e un treno in corsa…

  • Com’è nata la serie Matching Scars?
  • Per puro caso. È nata un giorno d’inverno, uno di quelli che alle quattro del pomeriggio è già buio e fuori fa freddo. Per un secondo mi sono immaginata dall’altra parte del mondo, è bastato un pensiero. Ho acceso il PC, aperto un foglio bianco di Word e le parole sono uscite una dopo l’altra senza che riuscissi a fermarle.

  • Raccontami qualcosa di Caterina, la protagonista, ti sei ispirata a una persona reale per crearla? Cosa c’è di te in lei?
  • L’unica cosa che accomuna me e Caterina è la passione per le borse. Forse anche il desiderio di uscire fuori dal guscio e scoprire cosa c’è oltre la nostra safe-zone. Non mi sono ispirata a nessuno per i personaggi del mio libro, ma immagino che potrebbero essere tutti e nessuno in particolare.

  • La protagonista cambia completamente la sua vita andando a studiare a Orlando, in Florida, per un anno. Come mai hai scelto proprio Orlando come destinazione per Caterina?
  • Mi hanno sempre detto: “se devi scrivere, scrivi quello che conosci”. Ho vissuto in Florida per tre anni ai tempi del liceo, vivevamo lì per motivi di lavoro di mio padre. È stata un’esperienza unica che mi sono portata dentro per tanti anni, ancora oggi ho dei ricordi bellissimi. Ho scelto la Florida per una questione puramente logistica, aveva senso.

  • L’idea di inserire nel romanzo un duplice punto di vista, quello di Cat e quello di Ben, mi è piaciuta molto, è stato difficile, per te, gestire due punti di vista così diversi?
  • All’inizio il romanzo è nato solo dal punto di vista di Cat. C’è stato un momento, pochi capitoli dopo, dove ho sentito che mancava qualcosa. Per assurdo (lo so, sembra una cosa senza senso) sentivo Benjamin parlarmi in testa, come se anche lui avesse bisogno di dire la sua. Ricordo di aver cominciato a scrivere sull’App di Notes del mio iPhone il suo primo capitolo tanta era la fretta di buttare giù quei pensieri. È nato così il POV di Ben. È stato difficile ma molto entusiasmante, cercare di entrare nella testa di un ragazzo di vent’anni è una bella sfida. Continuavo a domandarmi: come si comporta, cosa dice, come pensa un ragazzo innamorato? La risposta è stata molto più semplice del previsto: come tutti, con il cuore!

  • Leonardo e Ben sono i due ragazzi nel cuore di Cat, uno è il suo fidanzato storico, l’altro è l’affascinante vicino di casa. Parlami dei due ragazzi e delle differenze che ci sono tra loro.
  • Leonardo fa parte di quella vita perfetta e programmata che Cat ha vissuto fino a un secondo prima di mettere piede in suolo americano. Cat è cresciuta nella bambagia, circondata dal lusso, da vestiti alla moda e firmati, sotto una bellissima campana di vetro che lei adorava. Il suo ragazzo è un nobile, suo padre un medico famoso, giocano a Golf, frequenta l’Università privata, guida una macchina nuova di zecca. Leonardo è la ciliegina sulla torta sfarzosa.
    Benjamin è l’opposto: lui non ha mai nemmeno sentito parlare di una borsa Chanel figuriamoci se ne ha mai vista una! La sua vita ruota intorno alle sue passioni: la musica, il gruppo musicale che ha fondato, il suo corso di studi all’Università, la sua famiglia, i suoi amici. Se Cat è bianco lui è nero. Niente apparentemente li accomuna, eppure basterà uno sguardo per rendersi conto che la vita non sarà più la stessa per nessuno die due.
    Leonardo è tutta apparenza; Benjamin Carter è la verità che ti viene sbattuta in faccia quando ti allontani, anche solo per un secondo, dal mondo dorato che ti circonda.

  • Come è nato il titolo Matching Scars?
  • È nato a seguito di settemila scarabocchi sul mio quadernino, dopo essermi scervellata per mesi sul nome del gruppo. Una catena di parole infinite fino ad arrivare a Matching Scars: “cicatrici identiche”. Nel secondo episodio della serie, “Quanto Dura Per Sempre” spiegherò come nasce per Ben il nome della sua band.

  • Il finale è davvero… inaspettato! Tutto sembra andare in una certa direzione e poi… ecco che tutte le certezze del lettore vanno in frantumi! Si è trattato di un bel colpo di scena, l’avevi ideato così fin dall’inizio?
  • Ho sempre saputo che avrei scritto una trilogia, questi personaggi sono giovani, freschi, senza pensieri e vivono un amore unico, di quelli che si vivono solo a vent’anni… ma “Quanto dura per sempre?”. Erano troppo piccoli entrambi per giurarsi amore eterno, avevo bisogno di vederli maturare. Così nel secondo episodio vedremo l’evoluzione di Cat, mentre nel terzo l’evoluzione di Ben, così da arrivare a una finale resa dei conti dove, guardandosi in faccia, dovranno capire se questo amore è più forte di tutto o se si è trattato solo di una forte passione che si è spenta con il tempo.

  • Potresti scegliere una citazione dal tuo romanzo da condividere con i nostri lettori?
  • Questo è uno dei miei passaggi preferiti. A parlare è Ben:

    Arriviamo all’ultima canzone senza che me ne accorga. È il momento della verità, è la nostra canzone, l’ultima che ho scritto, quella per la quale ho dovuto discutere con il gruppo una settimana per convincerli a suonarla.
    È stato un fottutissimo rischio ma così è la vita, un rischio continuo. Bisogna osare, rimanere nell’acqua e nuotare sempre più a largo. Superare i propri limiti sempre. Non mi importa cosa pensa il resto del mondo. Nella vita puoi essere qualcuno o confonderti nella massa, non esistono vie di mezzo.
    Osservo Blondie solo per un secondo, dopo di che sono costretto a spostare lo sguardo. Chissà se ha capito che questa canzone l’ho scritta per lei poco dopo averla conosciuta, se ha capito che è lei l’unica che mi lascia senza fiato ogni volta che incrocio i suoi occhi.

    Ti ringrazio per essere stata nostra ospite.
    Grazie a voi per avermi ospitata, è stato un vero onore.

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Perchè “le tazzine di Yoko“?

Immagino che prima o poi qualcuno se lo chiederà, e probabilmente ci sarà pure chi darà una spiegazione razionale, ma la verità è che una volta costruito il tutto un nome intelligente era l’unica cosa che veniva a mancare. Pensa di qui, sbatti la testa di là. Non mi veniva in mente un qualcosa che racchiudesse tutte le tematiche che sarei andata a toccare, così mi sono detta: scegliamo qualcosa che non c’entri un tubo! Così sono saltate fuori le tazzine, un oggetto che mi affascina in tutte le sue forme e di cui faccio gran uso del suo contenuto, sia questo tè caffè o cioccolata.

le amiche tazzine