Recensione di “Questo canto selvaggio” di Victoria Schwab

Buonasera cucchiaini 🙂 negli scorsi giorni sono passata a casa di Yoko e mi sono portata a casa un paio di libri della sua pila, con somma gioia di sua madre. Uno di questi è “Quest canto selvaggio” di Victoria Schwab, libro impossibile da far rientrare in un genere unico, ma di certo una lettura originale!

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Questo canto selvaggio

(This Savage Song)
Victoria Schwab
Edito da Giunti Editore (13 giugno 2017)
Pagine 416
€ 18,00 cartaceo – € 9,99 ebook
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link diretto ebook

TRAMA DELL’EDITORE
Per anni Verity City è stata teatro di crimini e attentati, finché ogni episodio di violenza ha cominciato a generare mostri, creature d’ombra appartenenti a tre stirpi: i Corsai e i Malchai, avidi di carne e sangue umani, e i Sunai, più potenti, che come implacabili angeli vendicatori con il loro canto seducente catturano e divorano l’anima di chi si sia macchiato di gravi crimini. Ora la città è attraversata da un muro che separa due mondi inconciliabili e difende una fragile tregua: al Nord lo spietato Callum Harker offre ai ricchi protezione in cambio di denaro, mentre al Sud Henry Flynn, che ha perso la famiglia nella guerra civile, si è messo a capo di un corpo di volontari pronti a dare la vita pur di difendere i concittadini e ha accolto come figli tre Sunai. In caso di guerra la leva più efficace per trattare con Harker sarebbe la figlia. Così August, il più giovane Sunai, si iscrive in incognito alla stessa accademia di Kate per tenerla sotto controllo. Ma lei, irrequieta, implacabile e decisa a tutto pur di dimostrare al padre di essere sua degna erede, non è un’ingenua…

RECENSIONE DI MIKI:
Una bella lettura, quattro tazzine tonde tonde
tazzina miki uptazzina miki uptazzina miki uptazzina miki uptazzinaDOWN

Sono due giorni che io e la mia migliore amica cerchiamo di capire in quale categoria inserire questo libro: è un fantasy? Un urban fantasy? Distopico? L’unica cosa sicura è l’essere un Young Adult, perchè nella descrizione dell’autrice c’è scritto “Questo canto selvaggio ha esordito al primo posto della categoria YA sul New York Times” . Tutto questo per dirvi essenzialmente che si tratta di un libro estremamente particolare!
E’ ambientato a Verity, una città immaginaria degli Stati Uniti (che però non si chiamano più Stati Uniti). Tutto ciò viene detto durante una lezione di storia *i protagonisti vanno a scuola* quindi il libro è presumibilmente ambientato nel futuro.
Verity era una città con un alto tasso di criminalità e, un giorno, gli atti violenti iniziarono a generare dei mostri veri e propri, per questo la città fu chiusa e fu impedito a tutti coloro che vi si trovavano di andarsene. Dopo di ciò all’interno della città nacquero due fazioni: quella di Harker, che controllava i mostri e si faceva pagare per far si che questi non attaccassero le persone, e quella di Flynn, che li combatteva strenuamente.
Si parla quindi di un mix tra fantasy, urban-fantasy e distopico. Se vi piacciono questi genere questo è decisamente il libro che fa per voi 😉

Il titolo, per chi è curioso, ci viene spiegato in un delirio del protagonista:

Era la mente che controllava il corpo che controllava i cadaveri sul pavimento i segni marcati giorno dopo giorno dopo giorno sulla pelle finché non si spezzava e si rompeva e sanguinava al ritmo degli spari e della melodia del dolore e il mondo era un canto selvaggio, suonava e era fatto di musica,  e era quello il ciclo dell’esistenza, lo schianto nel lamento […]”

Per chi se lo sta chiedendo: no, non ho dimenticato la punteggiatura, è veramente scritto così. Ora riprendete fiato, con calma ! =P

La storia è ben sviluppata, l’intreccio è forse un po’ prevedibile, ma comunque decisamente benfatto, ricco di colpi di scena e avventura… o per meglio dire tentativi disperati di salvarsi la vita!
I personaggi sono ben caratterizzati. Kate, la figlia di Harker che compare nel primo capitolo, è molto divertente e allo stesso tempo piuttosto cupa, più che veramente violenta il più delle volte sembra disperata e sinceramente mi ha fatto un po’ pena. Ho trovato davvero interessante il personaggio di August invece, uno dei figli adottivi di Flynn, e ho apprezzato molto l’originalità con cui sono stati descritti i Sunai, questi mostri così particolari, diversissimi da qualunque altra cosa abbia letto fino ad ora.
L’idea stessa del libro in realtà è molto originale. Il male che viene fatto genera dei mostri che si nutrono di persone, può essere visto quasi come un’allegoria di quello che si lasciano dietro gli atti di violenza normalmente.

Cosa non troverete assolutamente in questo libro? L’amore, inteso in senso romantico. Quello scordatevelo. Forse vi può sembrare o potreste pensare all’inizio che i due protagonisti potrebbero arrivare a provare qualcosa l’un per l’altra. Non succederà.

Di per sè questo libro può dirsi concluso, non riesco a immaginare cosa potrà accadere nel secondo.

5 commenti
  1. L’ho trovato bellissimo e non troppo scontato come dici tu, forse sono poco avezza a questo mix di generi 😉

  2. ohh già dicendomi che non c’è una storia d’amore tra i due mi dai una bella notizia! L’ho preso perché era in sconto su amazon (in inglese) ma ero dubbiosa! spero che in generale sia scritto meglio rispetto a quella parte senza punteggiatura che hai citato XD

  3. Mi ispira tantissimo, ma lo voglio cartaceo, dovrò aspettare di mettere da parte qualche soldo. Grazie per i dettagli sulla storia d’amore

  4. Questo vola in wishlist!!!

  5. Aspetto che esca anche il secondo e poi mi butterò su questa serie, mi ispira davvero molto, anche l’allegoria che hai evidenziato!

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Perchè “le tazzine di Yoko“?

Immagino che prima o poi qualcuno se lo chiederà, e probabilmente ci sarà pure chi darà una spiegazione razionale, ma la verità è che una volta costruito il tutto un nome intelligente era l’unica cosa che veniva a mancare. Pensa di qui, sbatti la testa di là. Non mi veniva in mente un qualcosa che racchiudesse tutte le tematiche che sarei andata a toccare, così mi sono detta: scegliamo qualcosa che non c’entri un tubo! Così sono saltate fuori le tazzine, un oggetto che mi affascina in tutte le sue forme e di cui faccio gran uso del suo contenuto, sia questo tè caffè o cioccolata.

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