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Recensione al film “L’ultima parola”.

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Buon pomeriggio cuplovers! Per cambiare un po’ oggi vi parlo di un film un particolare, una storia che non conoscevo, quella di Dalton Trumbo.
Come vi sentireste se il vostro lavoro non potesse esservi riconosciuto?

nel piattino abbiamo: contemporaneo 01 - compulsivamente lettrice - 8 torta contemporanei sul blog letterario de le tazzine di yoko

L’ultima parola

REGIA di Jay Roach
DURATA 124 minuti (2015)

Il mio voto è di

Dalton Trumbo è un genio, uno sceneggiatore di successo, quelli che trasformano degli splendidi libri in altrettanti film di successo. Insomma, se un film è fedele o meno al libro da cui è tratto, se il film è fatto bene, se la storia fila bene, il merito è dello sceneggiatore.
Dalton è brillante ma… comunista e, quindi,  come mezza Hollywood, nel 1947, finì di fronte al Comitato per le Attività Antiamericane, che snidava i comunisti ma, a differenza della maggior parte dei colleghi, rifiutò di rispondere alle domande del comitato.
Dalton finì in prigione, perse la casa e il lavoro, ma non si arrese: continuò a scrivere sceneggiature sotto falso nome e a battersi fino all’ultimo per lo smantellamento della lista nera.
Trumbo era davvero geniale, era in grado di scrivere una sceneggiatura di successo in un paio di giorni (un paio di giorni! Se solo certi scrittori fossero altrettanto veloci…tipo…coff… Martin) e, come tutti i geni, era un po’ sregolato. Batteva le sceneggiature sulla macchina da scrivere…. Sdraiato nella vasca da bagno, fumava e beveva molto ed era decisamente ligio al lavoro. Trumbo doveva mantenere la sua famiglia ergo… scrivere e aveva tempi allucinanti, doveva scrivere una sceneggiatura in due giorni! E, per mantenere questi standard, inevitabilmente, l’uomo si allontana dalla sua famiglia, dagli amici, dalla vita sociale.
La cosa brutta per l’uomo è che, nonostante i suoi film, abbiano un enorme successo, lui non può prendersene il merito, altrimenti finirebbe in prigione e, con lui, anche il produttore, il regista etc… tutte le persone coinvolte nel film anche se ignare della sua vera identità, potrebbero passare dei guai.
Questo aspetto del film è reso molto bene ed è bruttissimo: contribuire a creare un film bellissimo e non poterlo dire a nessuno. Vedere al cinema il tuo lavoro e non poter dire: “questo l’ho sceneggiato io”.

Nonostante tutte le accortezze messe in atto da Trumbo per evitare di essere scoperto, a lungo andare, a Hollywood cominceranno tutti a sospettare che, dietro allo pseudonimo, si nasconda proprio lui. Del resto… ufficialmente l’uomo non ha lavoro, come potrebbe quindi mantenere la famiglia? Una delle sue più acerrime detrattrici si rivela essere Hedda Hopper giornalista di gossip ossessionata dalla minaccia comunista che, avendo ben presto capito che dietro a tanti film brillanti, si nasconde Trumbo, tenterà in tutti i modi di ostacolarlo.
Un bel film, su una parte di storia che conoscevo poco, gli attori sono bravi e il film si vede con piacere. Consigliato per vedere qualcosa di un po’ diverso dal solito.

ATTENZIONE, DA QUI SONO PRESENTI SUL FINALE spoiler

Alla fine, il segreto di Trumbo diventa un po’ il “segreto di pulcinella”, perché tutti, nell’ambiente, hanno capito che gli ultimi successi del cinema sono opera sua tanto che l’attore Kirk Douglas va direttamente da Trumbo e gli chiede di scrivere una sceneggiatura per lui: Spartacus.

Ed è qui che c’è la svolta. Trumbo trasformerà Spartacus nell’enorme successo che è stato, inizialmente, il suo nome non doveva comparire e, anche questa volta, avrebbe dovuto esserci l’ennesimo pseudonimo ma Kirk Douglas, colpito dal grande lavoro di Trumbo e, forse anche per spirito di ribellione, prese in mano il telefono ed ordinò che il nome di Trumbo fosse scritto chiaro e tondo.
Ovviamente, in molti manifestarono contro il film, che fu comunque un successo tanto che persino il presidente John Fitzgerald Kennedy lo andò vedere, un bello smacco per quanti osteggiavano Trumbo, no?

La scena finale mi è piaciuta moltissimo. Trumbo, come sempre, va al cinema con tutta la famiglia per vedere il film ma questa volta, finalmente, quando comincia il film alla voce “sceneggiatura di” c’è il suo vero nome. Quando si vede l’uomo che, con le lacrime agli occhi, vede finalmente riconosciuto il suo lavoro, non si può fare a meno di essere felici per lui.
Non sapevo molto di questo periodo della storia americana dove, a causa del proprio credo politico, molte persone hanno perso il lavoro, la casa e rischiato di perdere le loro famiglie lo consiglio anche solo per saperne di più.

Un film interessante e diverso dal solito.

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