Recensione a “Beauty and the Cyborg” di Miriam Ciraolo

Buon giorno cuplovers!
Oggi vi parlo di “Beauty and the Cyborg” di Miriam Ciraolo, il romanzo che andrà in premio al fan più attivo di marzo.

La Nuova Notte ha condannato al buio eterno il Nido di Spine e chiunque tenta di far tornare l’elettricità è condannato a morte, lo sa bene Bellatrice Sparks in fuga dopo aver infranto la legge dei Cyborg. In un mondo dove la luce è proibita, Bellatrice riuscirà a trovare la sua strada?

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Beauty and the Cyborg 

Miriam Ciraolo
Selfpublishing (18 dicembre 2015)
Pagine 388
€ 12,94 cartaceo – € 1,99 ebook
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TRAMA DELL’EDITORE
E se questa storia iniziasse con: C’era una volta l’elettricità? Il Nido di Spine è una cittadina francese dove la corrente elettrica non scorre più come un tempo. Dopo una guerra chiamata “Nuova Notte” gli equilibri mondiali sono cambiati e i continenti sono stati messi in ginocchio dai Cyborg, esseri privi di anima che torturano innocenti. In un mondo dove la parola scritta è vietata e gli esperimenti elettrici sono punibili con la morte, si muove la ricercata Bellatrice Sparks. Lei sa leggere, sa scrivere e dal giorno in cui ha fatto funzionare una torcia elettrica nella sua città, è costretta a fuggire per salvaguardare la sua famiglia. Rapita dai trafficanti di schiave viene venduta ai sovrani di Elettra. Ma in un castello dove l’elettricità pulsa ancora un essere ignoto si aggira nell’ombra. Per fronteggiare l’enigmatica creatura e per riabbracciare la sua famiglia, Bellatrice dovrà sottrarsi agli inganni della proibita e misteriosa Ala Ovest del castello. Ma deve fare molta attenzione, cosa si cela dietro la maschera dell’odio?

RECENSIONE DI STREGA DEL CREPUSCOLO:
Quattro tazzine e mezzo!
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Beauty and the Cyborg si è rivelata una bella lettura, il mondo creato dall’autrice è originale e ben strutturato e i personaggi sono ben delineati. La favola della Bella e la Bestia rivive tra queste pagine in una veste distopica e futuristica davvero interessante.

Bellatrice vive al Nido di Spine, un luogo privo di speranza dove la notte è illuminata solo dalla luce delle stelle e dove i cyborg governano con la paura e il terrore mentre, nella capitale, i lucenti vivono in mondo pieno di luce. Bellatrice si ritrova ricercata dopo aver tentato di far funzionare una torcia, costretta ad abbandonare i suoi cari, si ritrova su un treno sotterraneo, dove finisce prigioniera con un gruppo di schiave destinate a servire Elettra: la capitale di luce.
L’autrice è riuscita a creare un mondo ben strutturato, ricco di meraviglie tecnologiche e, allo stesso tempo, antico. Alla modernità della tecnologia di Elettra fa da contrasto il sistema monarchico e un mondo dove, alla ricchezza della capitale, fa da contrasto l’estrema povertà delle città. A Elettra lo stato sociale è la cosa più importante e, affinché sia subito chiaro chi si ha di fronte, esiste la pratica della pigmentazione. Il colore degli occhi degli abitanti viene cambiato artificialmente a seconda dello stato sociale. Ammetto di non aver mai letto nulla del genere, ho trovato l’idea molto originale e interessante. Secondo questa suddivisione, gli schiavi hanno occhi neri o marroni, il ceto medio e gli artisti hanno occhi verdi, mentre ai nobili è riservato l’azzurro.

Bellatrice viene selezionata come schiava dalla principessa Lulabelle e portata a palazzo, tanto il Nido di Spine era buio, tanto Elettra è splendente. La luce elettrica viene sfoggiata e utilizzata all’eccesso, anche quando non ce n’è bisogno, diventando un simbolo di ricchezza e potere. Bellatrice è riuscita a spacciarsi per una comune schiava di nome Rose, consapevole che, se scoprissero che lei è la ricercata del Nido di Spine, la sua sorte sarebbe ben peggiore. La vita a Elettra è incredibilmente lussuosa e anche le cose più comuni sono diverse da come le conosciamo, dalla polvere che si usa per lavarsi al posto dell’acqua, agli armadi parlanti, perfino il modo di salutarsi è diverso e ha molteplici significati.

Ho apprezzato l’originalità di Elettra e come l’autrice ha curato ogni più piccolo particolare del suo mondo.
Ad Elettra, Bellatrice, fa la conoscenza del principe Aston e della principessa Lulabelle. Tanto Lulabelle sembra gentile, tanto Aston è prepotente, egocentrico e crudele. Aston è abituato ad avere tutto quello che vuole usando il suo potere oppure la forza bruta, cerca la violenza e la crea con le sue caccie virtuali, dove uccide animali veri in un ambiente virtuale. Aston si è rivelato un personaggio davvero odioso e non c’è stato un solo momento in cui ho provato altro che antipatia verso di lui, da questo punto di vista, si è rivelato un buon cattivo: detestabile sotto tutti i punti di vista.
Nei primi giorni al castello, Bellatrice fa la conoscenza del simpatico Lumer, il tecnico che si occupa degli impianti elettrici e comincerà a sentire strane voci sull’Ala Ovest. Strane storie dicono che nell’Ala Ovest del palazzo viva una bestia e che chi ha la sventura di finire in quell’ala del castello perde la memoria. Quale segreto vi si cela?
Chi è l’uomo misterioso che lascia messaggi criptici nella stanza di Bellatrice? Chi si cela dietro i panni dell’Ombra dall’occhio rosso? E se non fossero i reali a detenere davvero il potere? Chi tira i fili da dietro le quinte?

Un principe dimenticato, un amore che sboccia lentamente, una maledizione da spezzare. Il vero amore riuscirà a sconfiggere le tenebre e riportare la luce?
Un buon romanzo che si legge con piacere con un’ambientazione estremamente curata, tante invenzioni tecnologiche interessanti e un’adorabile principe cyborg.

ATTENZIONE, DA QUI SONO PRESENTI SUL FINALE spoiler

Ho adorato Alec e la sua triste storia, quella di un bambino ammalatosi di cancro solare a causa dell’esposizione a una tempesta solare, l’unico modo per salvarlo era quello di farlo diventare un cyborg ma il re, suo nonno, non poteva accettare l’onta di un nipote cyborg così annunciò la sua morte seppellendo una bambola di cera al posto suo. Per questo nessuno può sapere dell’esistenza di Alec, il principe ereditario il cui cuore è prigioniero in una teca di vetro.

Ho amato la dolcezza di Alec, la sua delicatezza verso Bellatrice e il suo desiderio di vederla felice anche a discapito della sua felicità, mi è spiaciuto quando l’ho visto così privo di speranza e sono contenta che il finale abbia lasciato aperto uno spiraglio alla loro felicità.
Non mi è piaciuta la “rediviva” madre di Bellatrice e capo della Lox, anche se agisce per una giusta causa non si è fatta scrupolo a usare la sua stessa figlia, a fingere di guarire Alec per poi ricattare il re (l’allora nonno di Alec) e a mettere in pericolo la vita del principe.
Il finale mi è piaciuto: il Nido di Spine è al sicuro dagli spietati cyborg della Evaborg, Alec sta guarendo, lui, Bellatrice, Lum e Lulabelle partono con la missione di liberare tutte le altre città dal giogo della Evaborg. Il finale da un lato fa intendere un lieto fine dove la Evaborg verrà completamente sconfitta, dall’altro lascia più di uno spiraglio per un possibile seguito.

Una bella storia che si legge con piacere, in grado di portare il lettore in un mondo affascinante diviso tra luce e oscurità. Se amate i retelling non perdetevi questo romanzo! Se l’avete già letto vi consiglio di provare Cinder.

QUALCHE INFO SULL’AUTORE
Miriam Ciraolo vive a Messina. La sua principale passione è l’arte e ritiene che i libri siano il vero 3D della mente, per questo motivo ama leggere e scrivere. Grafica, disegnatrice e blogger con La vera storia di Cupido edito dalla Rosa dei Venti edizioni, ha realizzato il suo primo sogno da scrittrice. Chemical Games è la sua prima trilogia, una saga urban fantasy che ha ideato grazie al suo interesse per la tavola periodica e per gli elementi chimici. L’autrice reputa il suo ultimo libro Beauty and the Cyborg la sua opera più luminosa.

7 commenti
  1. Grazie per la meravigliosa recensione, tazzine! 😀 <3

  2. Avevo già sentito parlare di questo romanzo e trovo sempre recensione assolutamente positive, deve essere davvero bello, spero di riuscire a tirare un po’ giù la pila di libri da leggere per prenderlo 🙂

  3. Letto, bellissimo! Spero tanto che l’autrice scriva un seguito, voi ne avete notizia?

  4. Mi ispira tantissimo, qualcosa di singolare che mi attira sia per la parte romance che quella distopica, me lo segno!

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Perchè “le tazzine di Yoko“?

Immagino che prima o poi qualcuno se lo chiederà, e probabilmente ci sarà pure chi darà una spiegazione razionale, ma la verità è che una volta costruito il tutto un nome intelligente era l’unica cosa che veniva a mancare. Pensa di qui, sbatti la testa di là. Non mi veniva in mente un qualcosa che racchiudesse tutte le tematiche che sarei andata a toccare, così mi sono detta: scegliamo qualcosa che non c’entri un tubo! Così sono saltate fuori le tazzine, un oggetto che mi affascina in tutte le sue forme e di cui faccio gran uso del suo contenuto, sia questo tè caffè o cioccolata.

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