rubrica My View of Tea, i vecchi post sui telefilm

my view of tea sul blog letterario de le tazzine di yoko - rubrica telefilm

Bentornati nella nostra rubrica “My View of Tea”, lo spazio del blog dedicato ai telefilm che ci ispirano e che seguiamo accanitamente.

Vi lascio di seguito i link dei post che abbiamo scritto prima del cambio di piattaforma, fatene buon uso 😉

Recensione de La Maledizione di Ondine di Valentina Barbieri

Valentina Barbieri - le tazzine di yoko

Ho acquistato La Maledizione di Ondine abbastanza per caso.
Qui e là su internet ne avevo sentito parlare bene, ed essendo un ebook molto economico… mi sono lanciata nella sua lettura.

Si tratta di un libro autopubblicato, questi sono i dati e la trama forniti dall’autrice:
nel piattino abbiamo: paranormal 01 - compulsivamente lettrice - 5 croassant paranormal sul blog letterario de le tazzine di yoko / contemporaneo 01 - compulsivamente lettrice - 8 torta contemporanei sul blog letterario de le tazzine di yoko / presenza di una storia d’amore 01 - compulsivamente lettrice - 6 ciambella romance sul blog letterario de le tazzine di yoko

la maledizione di ondine - le tazzine di yokoLa Maledizione di Ondine

Valentina Barbieri
Pagine di stampa 199
€ 1,99 ebook

TRAMA
Ondine è una giovane sensitiva in grado di percepire una dimensione in cui gli spiriti vagano, anelando il modo per tornare nel mondo dei vivi.
Cercando una spiegazione razionale e scientifica, Ondine, insieme all’amico Francesco, indaga su eventi paranormali.
La verità inizia a venire allo scoperto quando a Londra incontra Benjamin Law, un giovane e affascinante prete in grado di passare dall’Altra Parte. Grazie a lui, Ondine viene a conoscenza di oggetti posseduti e assiste a un terribile esorcismo.

Le informazioni su un antico Ordine dei Guardiani portano Ondine e Benjamin a Praga, alla disperata ricerca di Lysandra Novacek, l’ultima discendente della famiglia a capo dell’Ordine.
Tra spiriti e luoghi antichi, Ondine viaggerà per l’Europa, affrontando le sue più grandi paure, compresa quella di un amore così forte quanto impossibile.

Quando attraversi le porte che separano il mondo dei vivi da quello dei morti, devi essere sicura di poter tornare indietro…”

Una bella lettura, quattro tazzine tonde tonde.

RECENSIONE DI STREGA DEL CREPUSCOLO:
La storia comincia introducendo i personaggi principali. Ondine è una ragazza testarda, consapevole dei suoi poteri e alla ricerca di risposte.

La storia è ambientata in Italia, Ondine è iscritta alla difficile facoltà di medicina, per altro senza successo. Condivide la stanza con l’amico di sempre, Francesco, che oltre a essere il suo più caro amico è anche il suo confidente più fidato. Proprio all’inizio del romanzo Ondine partecipa come ospite a una trasmissione televisiva sull’occulto dove si scontrerà con un gruppo di scettici che tentano in tutti i modo di farla passare per un’imbrogliona.
Ondine ha da sempre la facoltà di vedere gli spiriti chiamati nel libro “inconsci”, alcuni tra di loro detti “penetranti” sono particolarmente pericolosi e cercano in tutti i modi di trovare un modo per restare nella nostra dimensione. Ondine è anche in grado di viaggiare nella dimensione di mezzo che si trova tra quella reale e quella dei morti. La ragazza ha un passato difficile alle spalle, sua madre Daniela è morta quando Ondine era ancora piccola, sfortunatamente, la donna era, evidentemente, l’unica in grado di capire appieno la figlia visto che la “maledizione” di vedere i morti è arrivata a Ondine dalla madre.
Il padre, Dean, si è risposato e ha una nuova famiglia a Londra. Ondine che, per evidenti motivi, non si trova bene con la nuova famiglia del padre, ha deciso di rimanere in Italia e si è imposta di seguire la tradizione di famiglia e di diventare medico, strada per altro già intrapresa dalla sorellastra Meredith. La ragazza si è chiaramente abituata a questa vita lontana dal padre, le piace la sua indipendenza e si trova molto bene con Francesco.

Sarà durante un viaggio a Londra dalla famiglia che Ondine farà le scoperte più importanti sul suo conto. Sembra che esistano altre persone come lei, persone che possono aiutarla a scoprire più cose sui suoi poteri e sugli inconsci.
Un inconscio fastidioso, un giovane di nome Walter continua a perseguitarla, scambiandola per la sua fidanzata, Virginia, nonostante Ondine si sforzi per convincerlo a “passare oltre” lo spirito rimarrà con lei per molto tempo… All’inizio, ammetto che pensavo che, alla fine, Ondine fosse la reincarnazione di questa Virginia e che, magari, prima o poi si sarebbe ricordata di Walter… inutile dire che mi sbagliavo su tutta la linea. Proprio mentre è ospite dalla famiglia, in cerca di altri come lei, s’imbatte in Benjamin un prete in grado di vedere gli spiriti e di combattere i penetranti.

Da subito scoccano scintille tra Ondine e Benjamin. Il prete, ovviamente, scaccia i penetranti con i suoi mezzi e la sua visione dell’intera faccenda è completamente opposta a quella di Ondine. La ragazza ha spiegazioni scientifiche per tutti gli eventi soprannaturali di cui è testimone e mal sopporta, in generale, la chiesa. Devo ammettere che, pur non essendo, e lo sanno tutti, una fervente cattolica o una sostenitrice della chiesa… Insomma ammetto che certe posizioni di Ondine le ho trovate un pò esagerate a volte la ragazza dà un pò troppo addosso al povero Benjamin. Sempre alla ricerca di una risposta Ondine fa la conoscenza del giovane Pierre e, grazie allo spirito di Walter (che a sorpresa, questa proprio non me la aspettavo) si rivela essere il nonno della ragazza scopre l’esistenza dell’antico ordine dei Guardiani il cui compito è proteggere le porte attraverso cui i penetranti possono arrivare nella nostra dimensione.

Il viaggio di Ondine, Pierre, Benjamin e Francesco li condurrà lontani alla ricerca delle risposte alle loro domande tra cui spicca questo quesito: che fine hanno fatto gli altri Guardiani?

All’orizzonte si delinea una battaglia in un antico castello contro uno dei penetranti più malvagi della storia la crudele contessa Erzsébet Báthory, un personaggio storico realmente esistito. L’autrice è stata molto attenta a documentarsi sulla contessa, in ogni caso, se qualche lettore fosse interessato ad approfondire la vicenda di questo cupo personaggio storico consiglio lo splendido libro “La Contessa Nera” di Rebecca Jones.
La lotta tra i guardiani e Erzsébet è all’ultimo sangue, non mancheranno i feriti e qualcuno non farà ritorno e questo sembra essere solo l’inizio…
Non avrei mai scommesso che, alla fine, Ondine sarebbe riuscita a “piegare” l’affascinante prete che, a quanto sembra, dev’essere un prete protestante… oppure ha deciso di abbandonare la professione dato, alla fine del libro, si decide a ricambiare i sentimenti della ragazza.

Scritto bene, trama originale, personaggi credibili anche se, alcuni, rimangono poco approfonditi, purtroppo. Nel complesso un buon esordio!

Attendo con curiosità il seguito, se e quando uscirà.

Racconti fantasy: L’ultimo eroe di Diego Tonini e Con l’ultimo respiro di Lorenzo Sartori

Buongiorno a tutti!

La Gainsworth Publishing ci ha recentemente comunicato la pubblicazione di questi due racconti, entrambi di autori italiani e ci sono sembrati interessanti!
Il primo è L’ultimo eroe di Diego Tonini, mentre il secondo è Con l’ultimo respiro di Lorenzo Sartori, due letture fantasy. Ve li presento:
nel piattino abbiamo: fantasy classico 01 - compulsivamente lettrice - 3 torta fantasy sul blog letterario de le tazzine di yoko (ironico – favola moderna)

copertina Eroe ridottaL’Ultimo Eroe

Diego Tonini
edito da Gainsworth Publishing
ISBN 978-88-904119-8-4
Pagine 26
€ 1 / 0,99 euro ebook

TRAMA DELL’EDITORE
Cosa accadrebbe se l’unico sopravvissuto della propria stirpe ricevesse una lettera che lo proclama Ultimo Eroe? Senza più danaro né amici, Lorin di Fakerstone, l’ultimo dei Nani Cornuti, baratterà il suo onore pur di intraprendere il viaggio che lo porterà fino alla Città Imperiale di Okkervill, dove potrà reclamare ciò che gli spetta di diritto.
Un racconto ironico e pungente che parte dal fantasy più epico per poi stravolgerlo, trasformandosi in una favola ricca di riflessioni morali.

Estratto di copertina:

Mentre nelle miniere i superstiti celebravano la vittoria con un amaro banchetto, sulla piana la notte calava veloce e i mangiatori di cadaveri reclamavano il loro tributo. Ma non tutto era morto laggiù: semisepolto dalla carcassa del suo pony da battaglia, Lorin di Fakerstone grugniva e sbuffava nello sforzo di liberarsi.”

NOTE SULL’AUTORE:
L'ultimo eroe banner copiaDiego Tonini, nasce a Treviso quattro anni prima dei mondiali dell’ottantadue, scienziato dei materiali, idealmente fotografo e aspirante scrittore. Sin dal liceo scrive un sacco di “inizi”, racconti che promettevano ma non hanno mai mai mantenuto, storie mai concluse. Poi ha cominciato a spostarsi per lavoro: Padova, Milano, Trento… di nuovo Treviso. E lo scrivere lo ha accompagnato, come un punto fisso, una confusione ordinata nell’ordine caotico della sua vita. Cerca di fermare quello che vede, su una pagina scritta o con la macchina fotografica, cerca di dare il suo punto di vista originale a cose apparentemente banali.
Scrive per immagini e per suoni, prima che sulla pagina le sue storie sono scene e rumori nella sua mente, come se girasse un film senza macchina da presa che poi prende forma in parole scritte.
Vorrebbe vivere di letteratura, ma per ora si accontenta di avere la letteratura come compagna di vita.

Particolarità del libro: Racconto ironico.
Disponibile: in tutte le migliori librerie online e sullo Store Gainsworth Publishing.

nel piattino abbiamo: fantasy classico 01 - compulsivamente lettrice - 3 torta fantasy sul blog letterario de le tazzine di yoko (epic & dark fantasy – favola moderna)

copertina Con l'ultimo respiro ridottaCon l’Ultimo Respiro

Lorenzo Sartori
edito da Gainsworth Publishing
ISBN 978-88-904119-7-7
Pagine 71
€ 1,49 ebook

TRAMA DELL’EDITORE
Quando Awira entra nella foresta di Liwitz, dove, a causa di un incantesimo, non si alza mai la nebbia, sa esattamente quello che vuole. Sta raggiungendo la Capitale per prendere parte alla prova finale del Gran Torneo indetto da re Yudra, che ha promesso in sposa la figlia Sari al vincitore. E lui quella prova misteriosa, di cui nessuno conosce ancora il contenuto, è determinato a vincerla: per la bellissima principessa, ma soprattutto per ereditare un giorno il Regno e, con esso, un imponente esercito con il quale vendicare la morte di suo padre e di suo fratello, uccisi in battaglia.
Nella foresta incantata, però, Awira fa un incontro destinato a mettere in gioco tutte le sue certezze, perché le cose non sempre sono come sembrano…
Con l’ultimo respiro è una favola moderna, oscura, che reinterpreta in note epiche e fantastiche l’antico tema del Torneo, arricchendolo di avventura e passione.

Estratto di copertina:

Riverso sull’erba bagnata, vicino alla grossa pietra, Awira notò il corpo di una donna. Senza esitare, balzò giù da cavallo e andò a soccorrerla.
La girò e le scostò i lunghi capelli castani dal viso. Quando lei aprì i grandi occhi, verdi come smeraldi, Awira ebbe un tonfo al cuore. Avrebbe voluto toglierle un po’ di fango dalle gote, ma la mano si bloccò, incapace di sfiorare quel viso incantevole…”

Con l'ultimo respiro banner copiaNOTE SULL’AUTORE:
Lorenzo Sartori, giornalista, vive tra Crema e Milano. Dal 2000 è editore e direttore responsabile della rivista Dadi&Piombo, la prima testata italiana che si occupa di wargames e ricostruzioni storiche in miniatura.
È autore di diversi giochi di simulazione, storici e fantascientifici, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue e apprezzati in tutto il mondo.
Si occupa anche di organizzazione di eventi, in particolar modo legati al mondo ludico.
Con l’ultimo respiro è il suo esordio letterario.
Blog: lorenzosartori.blogspot.com
Pagina facebook: www.facebook.com/lorenzosartoriscrittore

Particolarità del libro: racconto.
Disponibile: in tutte le migliori librerie online e sul nostro Store.

Cosa ne pensate?

Anteprima: Indovina di chi mi sono innamorata di Cassandra Rocca

Salve a tutti,
oggi vi presentiamo un libro in uscita il 5 di giugno: Indovina di chi mi sono innamorata!

Chi di voi ha letto e si ricorda “Tutta colpa di New York” di Cassandra Rocca?
Ebbene questo è il seguito. Cambiano i personaggi, che questa volta saranno Eric Morgan e Zoe Mathison, mentre i divertenti equivoci e stravaganti malintesi con in sottofondo una New York tinta di rosso non faranno sentire la loro mancanza.

Un titolo di cui credo sentiremo parlare quest’estate 😉 una buonissima lettura da leggere sotto l’ombrellone!

nel piattino abbiamo: 01 - compulsivamente lettrice - 8 torta contemporanei sul blog letterario de le tazzine di yoko contemporaneo / 01 - compulsivamente lettrice - 6 ciambella romance sul blog letterario de le tazzine di yoko romance

indovina di chi mi sono innamorata le tazzine di yoko
Indovina di chi mi sono innamorata

Cassandra Rocca
Newton Compton
pagine 320 (uscita 5 giugno 2014)
– sarà disponibile anche in ebook –

TRAMA DELL’EDITORE
Esisterà una regola scritta per trovare l’anima gemella? O è meglio affidarsi al destino? Zoe Mathison non sa più cosa pensare… né cosa tentare! Stanca di collezionare relazioni inutili con uomini inadatti, e di sentirsi definire una “femme fatale”, ha deciso: troverà un uomo degno di lei, possibilmente entro San Valentino! Ma la ricerca sembra più complicata che mai e la vista di tante coppiette felici attorno a lei non fa che deprimerla, trasformando il suo desiderio in un’ossessione. Eric Morgan è arrivato al limite. Innamorato senza speranza di una donna che lo considera quasi un orsacchiotto portafortuna, non sopporta più di vedere le sue speranze infrangersi per l’ennesima volta all’arrivo di pettorali scolpiti e l’aria da macho di turno. E quando all’orizzonte spunta una nuova ragazza, determinata a conquistarlo, non gli resta che prendere una decisione e voltare pagina, una volta per tutte. Anche se questo significa perdere una parte di sé…
In una New York colorata di rosso, in una sequela di esilaranti disavventure e spassosi malintesi, i due protagonisti si troveranno finalmente senza maschere, faccia a faccia con l’amore che fa battere il cuore. E sarà per sempre.

la serie

  1. Tutta colpa di New York
  2. Indovina di chi mi sono innamorata

intervista a Erika Corvo

Ho l’onore di scrivere il primo post sulla nuova piattaforma ^_^
Ci vuole una bella innaugurazione per cui perchè non iniziare con una bella intervista?

Oggi per la nostra rubrica “una bevuta in compagnia” è qui con noi Erika Corvo.

L’autrice di fantascienza e fantasy è anche cantante e cantautrice.

I suoi libri:

Fratelli dello spazio profondo

Erika Corvo
editore Ebook Sprint

TRAMA DELL’EDITORE
La storia esce totalmente dagli schemi tradizionali ed è imperniata su elementi psicologici reali inseriti in un contesto fantastico. Pensato per essere un film e non un libro. Raccontato via via da ciascuno dei personaggi secondo un punto di vista differente. Psicologia, avventura, scienza, amore, odio, azione, riflessione, pensieri, sentimenti, ecologia, sparatorie, colpi di scena… Non riuscirete a dormire finché non sarete arrivati all’ultima pagina.

Blado 475

Erika Corvo
editore Ebook Sprint

TRAMA DELL’EDITORE
È il primo di una serie di quattro racconti ambientati in un futuro post atomico. Come ho scritto nella premessa di ‘Blado 457’, se l’argomento è stato utilizzato dagli scrittori di fantascienza fino alla nausea, non è detto che non si possa ancora scrivere qualcosa di valido in proposito, e soprattutto, qualcosa di inconsueto. I miei personaggi non sono mai i classici eroi. Sono persone talvolta insicure, che agiscono d’istinto invece che seguendo la logica e il dovere, che hanno dubbi, ripensamenti, e sentimenti contrastanti. In ‘Blado 457’, lui aveva una missione da portare a termine e rischia di rovinare tutto per un’azione compiuta d’impulso; lei preferirebbe morire piuttosto che vivere in un futuro che si presenta sotto forma di quello che ha sempre rifiutato. Il tutto è condito da colpi di scena, combattimenti, mostri, invasioni, in un ritmo veloce e coinvolgente.

Tutti i doni del buio

Erika Corvo
editore Ebook Sprint

TRAMA DELL’EDITORE
È il secondo racconto della serie Post-atomica che ha avuto inizio con “Blado 457. Oltre la barriera del tempo”, ma si legge benissimo come un romanzo a sé stante. Si racconta di un ipotetico futuro, in cui la Terra è stata sconvolta da un conflitto atomico. La razza umana è stata decimata e sono venute a crearsi razze mutanti semiumane, ognuna con caratteristiche differenti. In questo romanzo i protagonisti semiumani sono gli Shakars, i Signori del Buio: spaventose creature carnivore, feroci e crudeli, che si trovano a popolare boschi e foreste, contendendo il territorio agli umani. Ma siamo sicuri che la razza più feroce non sia ancora quella umana, costantemente avida di profitto ad ogni costo, ipocrita e xenofoba?

Black-Diamond-le-tazzine-di-yokoBlack Diamond

Erika Corvo
editore You can print
SEGUITO DI “Fratelli dello spazio profondo”

TRAMA
Brian chiamato “Diamond” è un pirata spaziale in lotta con la federazione. La Federazione mira ad “annettere” i pianeti che possiedono risorse importanti, sfrutta il più possibile tali risorse e, spesso, finisce per portare alla rovina i pianeti. Il pianeta natale di Brian ha subito questa triste sorte, prima che Brian lasciasse la sua casa per andare a studiare su un altro pianeta, il suo era un regno fiorente retto da un consiglio, al suo ritorno a casa però, Brian troverà un pianeta distrutto, i suoi famigliari uccisi senza pietà e tutto solo perchè avevano osato ribellarsi alla Federazione.
Questo è l’inizio della strada che ha portato Brian a diventare il temuto pirata spaziale conosciuto come “il diamante nero”. Brian e i suoi alleati, tra cui il feroce Korly, sono in aperta lotta contro la Federazione.

Andate a leggere la mia recensione qui.

Intervista a Erika Corvo A CURA DI STREGA DEL CREPUSCOLO
Ciao Erika, benvenuta nel salotto virtuale del blog delle tazzine. Accomodati pure, cosa posso offrirti? Caffè, cioccolata calda o thè?
Grazie a te per l’ospitalità nel tuo salotto! Di solito sono una grande estimatrice di the e tisane, ma ogni tanto una cioccolata calda, d’inverno, è piacevolissima. La accetto volentieri, grazie!

  • Comincerò l’intervista con una domanda imprescindibile:
    chi è Erika Corvo? Mi parli un po’ di te?
  • Erika Corvo è un “Fai da Te” umano. Non aspettatevi Miss Universo, perché sono un cesso. A vedermi non mi dareste due lire, ma so fare tante cose, e tutto quello che so fare, l’ho imparato da sola. Sono nata a Milano nel 1958. Madonna, quanto sono vecchia! Sicuramente sono una donna strana: costruisco mobili, aggiusto elettrodomestici, eseguo piccoli lavori di muratura e idraulica, sbianco casa, lavo a mano la biancheria (non ho la lavatrice) preparo medicinali a base di erbe, e mentre faccio tutto questo scrivo romanzi, e leggo manuali di sopravvivenza di Bear Grylls.

    una bevuta in compagnia sul blog letterario de le tazzine di yoko - interviste
    I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché mi annoiavo e non sapevo come passare il tempo. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.

    Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano I tre porcellini, io leggevo la vita di Pasteur e i cacciatori di microbi. Loro leggevano Piccole donne, io leggevo I Peccati di Peyton Place e Lolita. Loro leggevano Biancaneve, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.

    Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.

    Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.

    Quali sono le mie passioni? Secondo gli psicologi, desideriamo principalmente ciò che abbiamo davanti agli occhi e non possiamo avere. Prima passione: la musica: niente soldi per i dischi? (All’epoca c’erano gli LP in vinile) Con il primo stipendio mi sono comprata una chitarra . Una vera schifezza, ma chissenefrega? Nell’epoca hippie, tutti suonavano e tutti ti potevano insegnare a suonare, così le canzoni che volevo ho iniziato a scrivermele da sola. Lo studio: avrei voluto fare tante di quelle cose, ma i miei mi volevano per forza ragioniera. Ho mollato la scuola e ho imparato di nascosto, sui libri, tutto quello che mi fosse possibile imparare. Lingue, scienza, filosofia, storia… anche per la patente ho studiato di nascosto. Costruire: bricolage. I primi mobili di casa mia li ho costruiti io. Scrivere: e quello che scrivevo doveva essere assolutamente bellissimo, perché sarebbe stato quello che avrei dovuto leggere io. Medicina ed erboristeria: a parte le vaccinazioni di legge, entrambi i miei figli non hanno mai visto un pediatra. Quando non hai soldi neanche per una scatola di aspirina, anche le medicine te le devi fabbricare da sola e sperimentare su te stessa prima di darle ai bambini. Viaggiare, a qualunque costo; perché, come dicevo prima, i miei non mi facevano mai uscire di casa. Le mie vacanze, per una decina di anni, sono state vagabondare per tutta l’Europa con la sola spesa della benzina, dormendo e mangiando in macchina, lavando le magliette e i jeans nel fiume e facendo la doccia con l’acqua scaldata al sole sul tetto della macchina durante le soste, lungo qualche fiume. Se avevi coraggio, una volta, nell’epoca hippie, si poteva fare… Adesso, credo sia troppo pericoloso; ma la voglia di ricominciare è fortissima. Mi sa che quando smetterò di lavorare, ripartirò. Mi troveranno morta sotto un ponte, ma vuoi mettere il divertimento?… Se questo è il prezzo, lo accetto in pieno.

    La musica, per me è sempre stata l’eros più profondo. Uno dei miei ricordi più belli è dato da una notte passata a suonare con un certo Davide, incontrato durante un festival musicale. Due chitarre, due cuori. Mai più rivisto. Ma abbiamo suonato i Pink Floyd fino al mattino.

    Un giorno, (avevo solo diciassette anni) su una rivista musicale, trovo il bando di un concorso indetto dalla Baby Records: “Se non sei un cane e hai qualcosa di nuovo da dire, vieni e faccelo sentire.” I vincitori avrebbero inciso gratis. Avevo già scritto tante belle canzoni… Ok, mi dico! Vado, e mi fanno incidere! Giuro: non era presunzione ma ero certa delle mie capacità e potenzialità. Con la mia ingenuità di ragazzina e la mia “chitarretta”, schifosa col manico storto, vado e gli faccio ascoltare qualcosa. C’erano i “fratelli La Bionda”, come giudici; cantanti molto in voga all’epoca. Duemila partecipanti. Chi rimane, alla fine? Io e un certo Enzo Ghinazzi, passato poi alla gloria col nome d’arte di Pupo. I La Bionda mi chiesero come caspita facessi a suonare con quello schifo che avevo in mano, e risposi loro col massimo candore che non potevo permettermi altro… Mi hanno accompagnato in un bellissimo negozio di articoli musicali e mi hanno regalato una chitarra favolosa, che ho ancora adesso e venero come una santa reliquia.

    Ho inciso “Il mondo alla rovescia”, dieci canzoni. Era il 1977. Ma il mercato, di cantautori impegnati, ai tempi, era stracolmo. Mancavano, invece, cantanti per bambini; Cristina D’Avena non esisteva ancora, e volevano me per quella fascia di mercato. Anche perché, di filastrocche, potevo sfornarne anche cinque o sei al giorno con una facilità estrema. Ma non ho accettato. Cantavo cose impegnate alla De Andrè, che vado a cantare, i Puffi? Ma per favore!

    Mi sono divertita, ci ho guadagnato una bellissima chitarra, ma la cosa è finita lì. È stato un bel gioco, e basta.

    Mi sono sposata incinta per andarmene di casa, sposata coi vestiti che avevo addosso e basta. Sposata con un disgraziato, geloso e violento, pur di andarmene: una vita di stenti e d’inferno. Soldi per i libri non ce n’erano, dovevo pensare al bimbo, e si faceva fatica perfino a fare la spesa. E quando il mondo dove vivi non ti piace più, ne inventi un altro; le favole che ti racconti la sera per addormentarti e non pensare che non hai mangiato. I libri che volevo, ho iniziato a scriverli da sola. La storia che avresti sempre voluto leggere e nessuno ha mai scritto.

    Il tempo passa. Divorzio dal primo disgraziato e ne trovo uno peggiore. Io continuavo a scrivere. I figli sono diventati due. I lavori che ho fatto per sopravvivere sono diventati mille. Parrucchiera, cartomante telefonica, vendita porta a porta, baby sitter, dog sitter, stiratrice, cuoca a domicilio, lavori di bricolage domestico, autista privata, ricamatrice, stiratrice, ripetizioni ai ragazzi delle medie, badante, spesa a domicilio e tanti altri. Poi tornavo a casa e spaccavo la legna per la stufa, sbiancavo i muri, costruivo i mobili con sega, martello, cacciavite e black e decker; ho messo insieme un impianto elettrico, e durante tutto questo ho cresciuto i figli.

    I romanzi scritti sono diventati nove. Mai fatti vedere a nessuno, perché gli editori, se sono scritti a mano non li vogliono.

    Quattro anni fa ho trovato un posto come badante presso la suocera di un architetto. Un giorno questi mi dice che, per principio, non legge libri scritti da donne, in quanto li trova troppo melensi e sdolcinati. Gli porto uno dei miei lavori e gli dico: bene, leggi questo, l’ho scritto io. Nonostante fossero più di quattrocento pagine scritte a mano, l’ha letto d’un fiato. Poi mi ha regalato un vecchio computer che teneva in montagna e mi ha detto: copialo e presentalo a qualcuno. È veramente bello.

  • Parlaci dei tuoi libri.
  • La mia casa è sempre stata aperta a tutti: belli e brutti, santi e dannati, galantuomini e malfattori. Le cosiddette persone “perbene”, appena possono, cercano di fregarti. Brutti, dannati e malfattori… a sorpresa si sono rivelati personaggi di un’umanità sconfinata. Tutti si sono fatti in quattro per aiutarmi, in qualunque situazione difficile mi trovassi. Era giusto darne testimonianza scritta, debitamente romanzata. Un inno ai bassifondi e alla gente semplice che vive ancora di valori veri. Perché succede questo? Credo dipenda dal fatto che nella società “perbene” la gente cresca con l’idea di primeggiare a qualunque costo, anche se a suon di imbrogli, colpi bassi e corruzione. Il profitto è l’unico valore che conti, e le persone sono solo da sfruttare. Nella dura vita dei bassifondi e delle periferie degradate, al contrario, se non c’è collaborazione, cooperazione e mutuo soccorso non si sopravvive. La dignità umana riprende senso e, l’amicizia, fare concretamente qualcosa per il tuo prossimo, è il primo valore. I miei libri rispecchiano fedelmente questa lezione di vita. I cattivi non sono poi così cattivi, e i buoni non sono poi tanto buoni. Niente è come sembra. Tutto è da riscoprire, un tassello dopo l’altro. Scrivo di fantascienza e fantasy, ma i miei lettori si sono accorti che le storie che racconto potrebbero essere ambientate in qualunque luogo e in qualunque tempo e non ci sarebbe nessuna differenza. La trama dei miei romanzi? Non ne parlo mai, perché alla fine la trama è sempre quella; con contorno diverso, ma sempre la stessa: gente che si trova nelle peste fino agli occhi e deve cavarsela contando solo sul cervello, sulla fantasia e sulla capacità di relazionarsi col prossimo stringendo amicizie e alleanze impossibili. Che sia nello spazio, nella foresta, nel passato o nel futuro, non cambia nulla. Cambiano i nomi, i luoghi e i tempi, ma il succo è sempre quello.

  • Ho avuto modo di leggere il tuo “Black Diamond” e ne sono rimasta favorevolmente impressionata. Il personaggio del capitano Brian Black è, senza dubbio, quello che spicca su tutti gli altri. Ti va di raccontarmi qualcosa su Brian, qualcosa che solo l’autrice può conoscere?
  • Brian Black è nato da una foto di Brandon Lee che tenevo appesa accanto al letto (e ce l’ho ancora). Mi sono detta: ” che bel tipo, quasi quasi gli cucio addosso un personaggio, e poi gli invento una storia su misura.” E così è stato. Nemmeno sapevo chi fosse, “Il Corvo” l’ho visto qualche anno più tardi. Ovviamente, la storia è di qualcuno nei casini fino agli occhi che combatte per uscirne.. Appena ne risolve uno ne subentra un altro peggiore.

    Partiamo dal fatto che qualunque cosa uno faccia senza esservi costretto, la fa per cercare di stare meglio: dall’iscriversi in palestra, al fare nuovi incontri, o al fare uso di alcool o droghe. Per bilanciare qualcosa che non ha il giusto equilibrio, o per creare una sorta di transfert psicologico e liberarsi di fantasmi e paure. I bambini piccoli disegnano quello che gli fa paura per buttarlo fuori da loro. Quando sono un pochino più grandi creano gli amici immaginari, e quando viene il temporale e il tuono li spaventa, abbracciano l’orsacchiotto e dicono a lui di non avere paura, perché tutto finirà bene. Io ho creato Brian Black, e gli ho chiesto di cavarsela nelle situazioni più pazzesche, sul filo dell’impossibile, perché potessi riuscirci anch’io. Scrivo per questo. Per tutte le volte in cui sono stata io a credere di non farcela. Per tutti i secoli in cui ho avuto soltanto Brian come amico. L’amico più prezioso, che ha saputo infondermi la certezza che ci sia sempre una via d’uscita. Che finché lui fosse riuscito a cavarsela anche nell’impossibile, ci sarei riuscita anch’io. In cambio? In cambio ho giurato che gli avrei dato vita. Ci ho messo diciassette anni, ma ho mantenuto la parola. Metà del web, ora, sa chi sia Brian Black. Nella fantasia di tutti i lettori, Brian esiste davvero. Ho pagato il debito. Grazie, Brian. Ti devo la vita.

  • Brian, il capitano Korly e il resto dei pirati combattono una lotta, apparentemente senza speranza, cosa li sprona a continuare ad opporsi alla Federazione?
  • Ognuno dei capi della pirateria è mosso da sentimenti e scopi diversi. Korly è una sorta di psicopatico che uccide per divertimento, Diavolo è mosso dalla sete di ricchezza, e il Cobra è un uomo d’azione con i combattimenti nel dna: non potrebbe mai condurre una vita pacifica e sedentaria. Brian, come sappiamo, è mosso da sete di vendetta per quello che la Federazione ha fatto al suo pianeta e alla sua famiglia. A nessuno di loro interessa come finirà, se riusciranno nel loro intento o no, se rimarranno uccisi in qualche loro avventura o se moriranno di vecchiaia nel loro letto, però ci provano con tutte le loro forze. La loro vita, altrimenti, non avrebbe né senso né scopo.

  • Durante la lettura del libro, tra i vari personaggi, mi ha colpito molto Louise, una serva spunk (una razza umanoide resa schiava) che, abbandonata dai padroni, durante un assalto dei pirati, si ritrova a lavorare per Brian. Il suo percorso di crescita da timorosa serva, convinta di non valere nulla, a coraggiosa piratessa mi è particolarmente piaciuto. Qual è la vera forza di Louise e com’è nata l’idea del suo personaggio?
  • La prima avventura che ho scritto di Brian non è “Fratelli dello spazio Profondo”, uscito nel 2012, ma “Black Diamond”. Ho preferito aspettare a tirar fuori quest’ultimo per la pubblicazione, in quanto in origine era troppo acerbo, troppo ingenuo, troppo scarno: praticamente ancora un esperimento letterario. Sembrava una favole per bambine… una vera schifezza. Ma l’idea di partenza era ottima e da lì è nata la saga: ad un certo punto della storia, la protagonista femminile chiede a Brian quale sia il suo passato. E allora non solo me lo sono chiesta anch’io, ma ci ho pensato su e ne ho fatto un romanzo sulla gioventù di Brian, “Fratelli dello Spazio Profondo”, appunto. Continuando a scrivere, il mio stile si è evoluto, e “Fratelli” è un romanzo assolutamente maturo. Della saga fanno parte altri due romanzi che pubblicherò più avanti: “Diamond, il mio miglior nemico” possibilmente a breve termine (lo sto copiando al pc) e “Diamond, tutto è possibile”.

    Per contro, ogni volta che rileggevo “Black Diamond” lo trovavo sempre più brutto, assolutamente non all’altezza degli altri della serie. E allora, che fare? Prima di tutto mancava un personaggio di contorno. Brian era il solo, incontrastato protagonista, e gli altri solo ombre indefinite. Allora ho creato Louise, con tutta la sua carica di umanità e simpatia. Un personaggio debole, in origine, ma in costante crescita; perché quando sopravvivi a una difficoltà dietro l’altra, non puoi non renderti conto che sei davvero forte, e che vali davvero. Ancora il racconto non mi convinceva. Ho trovato su facebook una decina di volontari , incaricandoli di leggerlo e dirmi, il più spietatamente possibile, quali fossero i punti deboli di tutto lo scritto.

    Trovo qui lo spunto per ringraziare i “critici” migliori: Luisa Corà e Fabio Belli, capaci di trovare il pelo nell’uovo. Lorenzo Carbone, che mi ha suggerito di dare il titolo di Daimyo a colui che in origine era il barone De Haberd, spazzando via con una sola parola l’alone di favola Disneyana. Ho caratterizzato maggiormente i personaggi e rivisto tutte le soggettive. Louise ha iniziato a parlare nel suo modo caratteristico (bello bellissimo, tanto tantissimo, eccetera). Ognuno doveva avere un lessico suo peculiare… un lavoraccio, insomma, ma pare sia venuto bene. Ne è valsa la pena.

  • Il libro è narrato da diversi punti di vista, principalmente da: Brian, Louise e Stylo come mai hai optato per questa scelta? È stato difficile gestire i vari punti di vista?
  • No, ormai per me sarebbe difficile scrivere senza usare il racconto in prima persona. Da giovane ho letto quasi tutta la produzione di Marion Zimmer Bradley. Forse era nelle “Nebbie di Avalon” (ma forse mi sbaglio) che ad un certo punto della narrazione, per meno di una pagina, Morgana dava il suo personale punto di vista. E ho pensato: “ma questo cambia tutta la prospettiva. Perché non ha dato il punto di vista di ciascuno, anche se è possibile intuirlo?”

    Il secondo input me l’ha dato “Straniero in Terra Straniera” di Heinlein, uno dei capolavori dello scrittore di fantascienza. A un certo punto del racconto viene chiesto ad Anne, Testimone Imparziale, di dire di che colore fosse la casa che si vedeva dalla finestra. Anne rispose: “da questa parte, è bianca”. Una frase determinante. Dall’altro lato avrebbe potuto essere di qualsiasi altro colore. E di conseguenza, quello che per me è bello, per un altro può esser brutto, e via così. A questo punto, era d’obbligo che ogni personaggio avesse le sue personali opinioni, i suoi punti di vista e il suo modo di esprimersi.

  • Punto fondamentale della storia è la ricerca dei giacimenti di uranio, il subdolo De Haberd ha trovato un pianeta molto piccolo, sconosciuto ai federali e, con l’inganno, ha convinto il sovrano a dargli in sposa la principessa e, cosa più importante, gli ha ceduto molto terreno. Il Daimyo mi ha rammentato i conquistatori spagnoli che regalavano perline ai pellerossa e, in cambio, si prendevano il loro oro. Volevi far passare il messaggio che, non importa se ci troviamo su un altro pianeta, gli uomini, fondamentalmente, commettono gli stessi errori e le stesse nefandezze?
  • Esattamente! In “Blado 457” ho mascherato il tema scottante dell’energia nucleare. In “Fratelli dello Spazio Profondo” quello dell’inquinamento e della deforestazione. In ”Tutti i Doni del Buio”, la persecuzione, l’emarginazione e lo sterminio dei diversi e delle minoranze etniche. Li ho chiamati Shakars, ma avrebbero potuto essere indiani, negri, ebrei, gay, zingari, nativi amazzonici, o chiunque altro vi venga in mente in quanto minoranza emarginata. Degli argomenti trattati nei romanzi ancora da pubblicare, beh, ne parleremo al momento opportuno.

  • Qual è, tra tutti, il tuo personaggio preferito e perché?
  • Assolutamente, senza alcuna ombra di dubbio, Brian Black, ma penso che si sia capito da tutto quello che ho espresso finora.

  • Potresti scegliere una citazione, una frase del tuo romanzo che ne rappresenti il fulcro?
  • Dicono che gli Dèi siano dovunque, pensò. Ma in questo momento, tutti gli Dèi che io conosco sono scomparsi. L’unico Dio qua dentro sono io, ma io sono soltanto un uomo. Sono tanto piccolo. E sono solo.

    «Mi credono un Dio, là dentro, ma non è così. Anch’io avevo paura, come loro; una paura tremenda di non farcela, di non essere all’altezza del mio compito!»

    «Chi non prova mai paura non è un grande eroe coraggioso, ma soltanto un grandissimo sciocco! Coraggioso è chi se la sta facendo sotto, ma la sua paura la guarda in faccia, la affronta e la supera. Io non so guidare una nave spaziale, padron Brian: siete voi che ci avete portato in salvo, non certo io. Sapevo che voi stavate per cedere, quando non avete ordinato il silenzio, ma sapevo anche che l’amore che provate per i vostri uomini è grande grandissimo, e più forte di qualsiasi paura. Più forte di qualsiasi avversità, della stanchezza e di qualsiasi dubbio. Ed è questo, a rendervi grande, non il fatto che loro vi credano un Dio.»

  • Sempre più spesso mi capita di leggere dei bei libri che, a mio avviso, non sfigurerebbero in una libreria ma che sono autopubblicati. Ammetto che questo mi sconcerta leggermente. Come mai hai scelto questa strada? Ne sei soddisfatta?
  • All’inizio della mia avventura editoriale mi sono scontrata con un fatto: le grandi case editrici non pubblicano fantascienza. A parte Mondadori con la serie Urania, ma in questa pubblicano da mezzo secolo sempre gli autori classici del genere; sempre gli stessi romanzi, fino alla nausea. I numeri che sono usciti negli ultimi cinque anni li ho letti da bambina… sono sempre quelli. Beh, però fanno una cosa meravigliosa: organizzano un bel concorso una volta l’anno, in cui tutti gli scrittori italiani di fantascienza spediscono i loro lavori. Il primo classificato vince la pubblicazione. E poi? Poi basta. Non è che se ti scoprono come buon autore, poi ti pubblicano anche il resto dei tuoi romanzi. L’anno prossimo vincerà qualcun altro. Ma vince davvero o paga una bustarella? E se bisognasse pagare, a questo punto avrebbe un senso? Per me, no. E infatti non gli ho spedito proprio una cippa. In mezzo secolo non ho mai visto nessuno scrittore emergente diventare famoso con gli Urania.

    Ok, niente grandi editori. E allora? Ho imparato a servirmi di internet e ho iniziato a presentare uno dei miei lavori a tutte le case editrici che pubblicassero fantascienza. Pensavo, e sottolineo pensavo, che una casa editrice selezionasse il materiale ritenuto migliore e che su di questo investisse un certo budget per poi averne un ritorno. Magari anche voi pensate la stessa cosa. Invece non funziona così.

    Tutte, e dico tutte, hanno risposto a distanza di qualche settimana dichiarando che il mio lavoro era bellissimo, ben scritto, assolutamente inusuale, e che li aveva lasciati molto impressionati. Dopodiché veniva la richiesta economica. Soldi. Tanti soldi. Che io, ovviamente, non possiedo. Per darvene un’idea, mi hanno chiesto dai 600 ai 3600 € per pubblicare il mio romanzo. In cambio di che? Di 5 centesimi per ogni copia venduta. Sì, sì, non è un errore di stampa, ho detto proprio 5 centesimi a copia. Non posso farvi i nomi pubblicamente altrimenti mi querelano, ma se mi contattate su facebook ve li do in privato.

    Allora ho provato con i concorsi editoriali, sia di case importanti e conosciute, sia di case minori! Su internet ne ho trovati una discreta quantità, per scrittori emergenti e non, con la dicitura “consegna il tuo racconto inedito entro il giorno tale del mese talaltro”. Vai su internet il giorno dopo il termine fissato, e scopri che i concorsi, scaduta la data, sono ancora attivi e la sola differenza è che la data di scadenza è stata posticipata di un paio di mesi. E il gioco continua.

    Un concorso sembrava un tantino più serio degli altri, un concorso a livello nazionale che si svolge ogni anno, dove i primi tre classificati vincono la pubblicazione del loro romanzo. Vincono cosa? Mi comunicano via telefono che sono fra i primi tre classificati, e che stanno per spedirmi, con tanti complimenti e congratulazioni, la proposta editoriale. A pagamento, naturalmente. Volevano 2000 euro. Gli ho risposto che a quella cifra mi avrebbe pubblicato qualunque editore, anche se avessi scritto La Vispa Teresa fra l’Erbetta, e senza bisogno di vincere niente!

    Questi signori editori raccolgono attentamente tutti i racconti inediti dell’anno, selezionano i pochissimi che ritengono più che validi e idonei alla pubblicazione in modo da avere la certezza assoluta di un cospicuo ritorno economico, dopodiché chiedono lo stesso tutti i soldi necessari agli autori. Loro non rischiano niente, non investono niente, non spendono niente. Guadagnano tutto.

    Grazie a Dio esiste il self publishing. Ma puoi pubblicare il più bel libro del mondo, che senza pubblicità non lo venderai a nessuno, oltre che a tuo fratello e tuo cugino. La pubblicità è il novanta per cento della vendita. Devi quindi farti un mazzo così a promuovere i tuoi lavori: tempo, risorse; e se ne hai, anche soldi, da investire in pubblicità! Anche qui c’è poi uno sfruttamento fenomenale da parte di decine di fantomatici recensori, blogghisti, agenzie di servizi editoriali e che altro, che vendono più fumo di quanto ne produca una mandria di locomotive a vapore.

    E allora? Scegliete una persona che stia sulle scatole a tutti e fatela fuori. Pare che l’unico modo di pubblicare un libro e avere pubblicità gratis in tv, sia diventare un criminale. Come hanno ottenuto, ad esempio, Amanda Knox, Cesare Battisti, Felice Maniero, Renato Vallanzasca, il comandante Schettino, Salvatore Parolisi, Alberto Stasi, Raffaele Sollecito, Renato Curcio, Fabrizio Corona… Poi c’è quel deficiente che ha ammazzato la prostituta e ne ha fatto un romanzo, pubblicizzato direttamente sul tg di Italia uno. Ho saputo in questi giorni che anche Pietro Maso ha scritto un romanzo con le sue memorie, pubblicato con un grande editore e ben pubblicizzato in tv. Se però non vi sentite di commettere un omicidio, sappiate che ha pubblicato anche Monica Lewinsky…

    Uscirò a breve con altri romanzi, ma se non mi vedrete in libreria, saprete che è perché non ho guai con la legge e non faccio p… al presidente degli Stati Uniti.

  • Come realizzi e scegli le copertine per i tuoi libri?
  • Le prime volte, gli editori mi hanno detto di andare su siti di immagini in vendita e scegliere tra quelle. Peccato che di immagini che riguardino la fantascienza non ci sia assolutamente niente. Di fantasy, meno che meno. Mi sono arrangiata scegliendo, per “Fratelli dello spazio Profondo “ l’immagine di un bel figliolo armato fino ai denti e, per “Blado 457” un bellissimo viso maschile. Adesso cerco di farmi elaborare qualche immagine da amici che sappiano usare Photoshop, o coinvolgo amici che bazzicano l’ambiente dei cosplays, disposti a travestirsi a dovere come i miei personaggi dovrebbero essere. Direi che sia stata una buona soluzione, ne sono molto soddisfatta.

  • Quale sarà il tuo prossimo progetto letterario?
  • Inteso come romanzo, sto finendo di copiare “Diamond, il mio miglior nemico”. Come progetto in senso di novità… audiolibri. Finora sono stati denigrati e relegati a prodotto di nicchia per bambini, per non vedenti ,o per ipovedenti. Secondo me hanno invece un potenziale pazzesco completamente ignorato. Perché, per leggere, bisogna sempre avere le mani occupate da un volume in carta, da un e-reader o altro? La gente ascolta musica in treno, in metropolitana, in bici, mentre fa palestra, mentre prende il sole, mentre cucina, stira o compie qualsiasi altra attività. Perché non realizzare degli audio books in modo che in tutte queste circostanze, oltre che ascoltare musica, non si possa anche leggere?

    Ho realizzato un insolito booktrailer, praticamente un audiotrailer, e altri mi hanno subito imitato. Forse c’è un cambiamento nell’aria, e chi lo sa? Io ci credo. Vedremo. Un audiobook è già in fase di lavorazione, ma per ora non mi pronuncio sul risultato. Se sarà convincente, lo porterò a termine e proseguirò per quella strada.

  • Cosa ne pensi della situazione dell’editoria italiana? Ormai è un dato di fatto: gli italiani leggono sempre meno, come autrice hai mai pensato a quali soluzioni si potrebbero adottare per riavvicinare le persone al libro?
  • Come dicevo prima, ma per farti pubblicare gratis da un grande editore, devi avere per forza ammazzato qualcuno? La prima legge del marketing è investire per avere dei ritorni. Se pubblica solo quell’autore che ha duemila o tremila euro da spendere, indipendentemente dalla qualità di quello che ha scritto, e non è l’editore stesso ad investire nel materiale che ritiene più valido, il risultato è che quello che sta in libreria non interessa a nessuno. Non si comprano più libri? E che vi aspettavate? Pubblichino gratis chi merita, non chi arriva dal Grande Fratello.

    Resto comunque soddisfatta di aver pubblicato lo stesso, alla faccia loro! Alla fine ho trovato degli angeli. La Booksprint. Quando hanno saputo delle mie condizioni economiche ben al di sotto della soglia di povertà, hanno deciso di fare tutto gratis, e me l’hanno comunicato il giorno del mio compleanno. Avete mai ricevuto un regalo del genere? Persone gentili, serie, competenti, disponibili, affidabili… sono stata circondata di attenzioni fino al momento in cui ho avuto il libro tra le mani. Non fanno pubblicità? E chissenefrega, hanno fatto anche troppo, e del resto non la fanno neanche quelli a pagamento!

    Ho trovato, successivamente, la Youcanprint e la e-Pubblica che hanno pubblicato gratis, brava gente con cui mi sono trovata benissimo. Ma non mi fido più di tutte le chiacchiere che ho sentito finora, e sconsiglio a tutti di pubblicare a pagamento, alle condizioni che vi ho esposto. Certo, se uno ha tanti soldi e la voglia di cavarsi uno sfizio, perché no? Chi si compra la Ferrari, chi la pelliccia, chi un attico con vista panoramica, perché non pubblicare un libro? Ma non fate sogni campati in aria: si scende subito.

    Le soluzioni per avvicinare la gente ai libri? Bisognerebbe partire dalle scuole elementari, dare in lettura ai bambini i volumi migliori, i più avvincenti, i più coinvolgenti. Credo che i Promessi Sposi li abbiamo odiati un po’ tutti, due marroni così. Se facessero leggere qualcosa di più interessante, la lettura non sembrerebbe un castigo o un compito di scuola da portare per giovedì. E per quanto riguarda gli editori, togliere dalle vetrine tutta quella paccottiglia indigesta e insulsa nata solo per fare cassetta. Puntare sul merito. Investire in testi che valga davvero la pena di pubblicare.

  • Quali sono i tuoi autori preferiti?
  • Come faccio a citare un autore in particolare, con tutto quello che ho letto? Impossibile! A quali resto più legata, almeno? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l’infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell’Editrice Nord, l’esilarante e splendida trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini, di Terry Pratchett. A tutto quello che hanno scritto Piero Angela, Giovanni Guareschi, Luciano De Crescenzo, Conrad Lorenz, Kipling, Victor Hugo, Bear Grylls, Valerio Massimo Manfredi, Anthony De Mello, Zacharia Sitchin, Graham Hankhock, Pirandello, Allan e Barbara Pease… E ancora tomi di psicologia, patologia forense, medicina, grafologia, psicologia evolutiva, etologia comparata, astronomia… e come faccio a citare tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia!

  • C’è un personaggio letterario che ti è rimasto nel cuore?
  • Un personaggio in particolare, no; con tutto l’elenco di poc’anzi, direi che è impossibile averne uno solo. Ma ti posso citare i romanzi che mi hanno colpito in particolare: “Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale” di Erich Maria Remarque, “La Torcia” di Marion Zimmer Bradley, “Julie dei lupi” di Jean Craighead George, e “Il Cavaliere d’Inverno” di Paullina Simmons. Li rileggerei settemila volte, fino a consumarne le pagine.

    Ma non posso dimenticare “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes, “La Sentinella” di Frederick Brown, “Il Problema della Servitù” di William Tenn e “Straniero in terra Straniera” di Robert Heinlein. Questi ultimi quattro li lessi da bambina, e devo dire che hanno lascito il segno.

    Con questo ho finito le mie domande. Ti ringrazio per essere stata con noi e spero di leggere presto altri tuoi libri, ti auguro buona fortuna per i tuoi progetti futuri.
    Grazie a voi per avermi ascoltato e dedicato qualche minuto della vostra vita leggendo le mie parole. Vi lascio i link delle mie canzoni (finora solo cinque) che ho postato su Youtube, sperando che vi faccia piacere ascoltarle. Sono gratis e danno un’idea di quello che possano essere i testi dei miei romanzi.

    Salute e saluti! Un bacio dalla vostra Erika Corvo.

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Perchè “le tazzine di Yoko“?

Immagino che prima o poi qualcuno se lo chiederà, e probabilmente ci sarà pure chi darà una spiegazione razionale, ma la verità è che una volta costruito il tutto un nome intelligente era l’unica cosa che veniva a mancare. Pensa di qui, sbatti la testa di là. Non mi veniva in mente un qualcosa che racchiudesse tutte le tematiche che sarei andata a toccare, così mi sono detta: scegliamo qualcosa che non c’entri un tubo! Così sono saltate fuori le tazzine, un oggetto che mi affascina in tutte le sue forme e di cui faccio gran uso del suo contenuto, sia questo tè caffè o cioccolata.

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